
La passione coltivata fin da bambino per il grande schermo ha portato Marco Renda a realizzare il suo più grande sogno: quello di dirigere il primo lungometraggio.
Formatosi alla Scuola Nazionale del Cinema di Roma, il coronamento del suo lavoro arriva nel 2017 con “Edhel”, un film a cavallo tra la realtà e l’ipotesi fantastica, uscito nelle sale dei cinema italiani nel gennaio del 2018. La ragazza dalle “orecchie a punta” di Marco Renda ha riscosso un successo tale da portare il giovane regista a partecipare al Giffoni Film Festival 2018 tenutosi a Cannes, in Francia, classificandosi secondo.
«La mia passione nasce da bambino: già all’età di sei anni mio padre mi portava al cinema almeno una volta a settimana. Inoltre ero un vero appassionato della televisione. Da qui, la decisione di diplomarmi in quello che oggi è il mio lavoro. Con il diploma è iniziata la gavetta, che mi ha portato a lavorare nei backstage delle serie televisive, fino alla produzione di “Edhel”».
«Innanzitutto vorrei sottolineare che “Edhel” non è un vero e proprio fantasy, bensì un film fantastico. Nel film racconto la storia di una ragazza con le orecchie a punta, che forse è un elfo o che forse ha una semplice malformazione alle orecchie. In questo modo mi sono avvicinato a quello che è il modo di raccontare italiano, più intimo e realistico. Nel film non succede nulla di particolarmente fantastico ma si gioca sull’ambiguità e sull’interpretazione, e grazie a questa chiave è stato possibile realizzarlo».
«Il tema più importante è l’accettazione del diverso e di se stessi, con tutti i propri pregi e difetti. Ognuno di noi è un tesoro unico ed irripetibile, ogni nostra diversità è una ricchezza». Temi forti quelli sottolineati da Marco Renda che lancia un appello velato anche contro il bullismo nelle scuole, in una società dove “il diverso” è visto come un qualcosa da allontanare o da emarginare».
«Io consiglierei di iniziare dal fantasy, precisamente da quello americano degli anni 80’, anche se molti registi consiglierebbero di cimentarsi nel neorealismo italiano. Riguardo al cinema italiano è difficile riprodurre un genere che non appartiene alla nostra cultura. Rispetto ai colossi americani, l’industria del cinema italiano si trova molti anni indietro in quello che è il genere fantasy».
«È stata un’esperienza davvero fantastica: erano presenti più di 1200 ragazzini a vedere il film, che al termine della visione mi hanno letteralmente preso d’assalto chiedendomi autografi e foto. “Edhel” si è classificato al secondo posto, nonostante il budget e il tempo molto limitati. Io e il mio cast abbiamo realizzato il film in soli diciotto giorni».
«Ho intenzione di continuare con questo genere, inoltre ho già cominciato a scrivere il mio prossimo film, e ho appena girato un cortometraggio che ho inviato al Festival di Venezia. Il mio stile gioca sempre su queste corde».
di Domenico Barbato e Salvo De Cristofaro
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