
Non parlerò mai a coloro di cui parliamo. Questo editoriale, gli articoli e la copertina difficilmente arriveranno al ragazzo che sceglie di mettersi in mano un’arma e fare fuoco su un altro giovane. Noi ragazzi che abbiamo avuto la fortuna di avere agi, e un’educazione che ci ha agevolato le scelte, non frequentiamo gli ambienti in cui queste violenze avvengono. Non significa essere migliori, e quindi distinti. Questo scritto ha il solo intento di parlare a quei giovani, adulti o anziani lettori che stanno leggendo una pagina senza pensare a nulla. Ecco, proprio noi che ci crogioliamo nella nostra abilità di distinguere il male dal bene, abbiamo un compito in più ora. Le cronache dei mesi passati ci mostrano un disagio giovanile palpabile, acuito da valori educativi che ormai vengono trasmessi unicamente dai social network. Per social intendiamo privati che, come tali, hanno il solo obiettivo di massimizzare i propri profitti. Per capire cosa sta avvenendo bisogna muovere da un altro assunto: se ci pensate bene vi accorgerete che a generare enormi profitti sono le nostre emozioni e ciò avviene sin dall’antichità. Così i social hanno trovato la chiave di volta dell’epoca moderna, stimolando continuamente i nostri istinti emotivi più profondi per generare reazioni e interazioni capaci di generare profitti. Tra gli istinti più fruttuosi il sesso, la violenza, il dolore e il piacere. Seguendo questo pensiero si può ben dedurre che il sistema educativo della nostra generazione è fondato sulla soddisfazione dei nostri impulsi emotivi. So che può sembrare una riflessione lontana, ma non finiamo poi tutti per prendercela con i “valori” di una generazione violenta? Non siamo noi quelli che, accusati di buonismo, incentriamo le nostre asserzioni sul degrado culturale, la rieducazione e la povertà educativa?
Ebbene, oggi la nostra generazione ha un serio problema educativo, e quindi culturale. Noi “buoni” invece stiamo semplicemente urlando al vento la soluzione per poi tornare nella nostra empietà moderata. La responsabilità di cui ho accennato all’inizio dell’editoriale parte da queste consapevolezze per chiedere un’azione. Non è più possibile per noi restare a parlare in piccoli social-salotti, dobbiamo essere promotori attivi del cambiamento culturale. Oggi il mondo della cittadinanza attiva e del terzo settore dev’essere più animato che mai. I territori hanno bisogno di quegli uomini, donne e ragazzi che vogliono contribuire al miglioramento delle comunità, attraverso tutti i settori culturali, sociali e politici nei quali si esplica non l’istinto emotivo, ma la coscienza dell’uomo. Quanti esempi incoraggiano questa veduta? Questo stesso giornale che avete in mano non è un esempio con 50 giovani che finalmente tornano a fare inchiesta libera nella nostra regione? Il futuro è nelle mani dei giovani cronisti che quest’anno hanno completato il percorso giornalistico e sono diventati pubblicisti seguendo la traccia dei valori di Informare. Il futuro è di Ludovica, Gianrenzo, Benedetta, Claudia, Gennaro, Mina e Cristina. Ora tocca a voi continuare ad essere agenti di cambiamento nei luoghi che amate, imparando a fare comunità mettendovi al servizio dell’altro per la crescita educativa di entrambi. È un cerchio che non può chiudersi. È la speranza più lampante di un Paese ancora tanto malato, ma per renderla concreta occorre l’impegno di tutti. Anche di te, lettore, che concludi un editoriale che spero ti abbia dato nuova carica per affrontare il 2025.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...