
Amando sempre più il superfluo, rinunciamo sempre più al necessario. Ogni anno attendiamo il Report del Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale sul consumo del suolo con sempre minore speranza, anzi, ci attendiamo dati sempre più deprimenti. Nel 2021 credevamo di aver raggiunto il peggio possibile, cioè che anche in piena pandemia era stato consumato più suolo dell’anno precedente. Il 2023 conferma il trend negativo ovvero la quasi impossibilità di recuperare il terreno perduto: in Italia ogni anno consumiamo più suolo dell’anno precedente.
Alla faccia della “transizione ecologica”, “economica circolare”, “green and blue economy” e parole similari che ormai hanno riempito il lessico comune, ma sono totalmente svuotati di significato. Un processo di cementificazione che va sempre più nella direzione di consumare il suolo esistente, sottraendolo alla vocazione agricola o a quella di verde pubblico. La dimensione naturale si perde del tutto e anche la possibilità di porre rimedio a emergenze già in corso, come l’aumento delle temperature nei centri italiani. Quest’estate le principali città italiane hanno visto aumenti fino a 8° rispetto alle aree con minore densità edilizia, costituisce una differenza importante e sarà sempre più difficile da recuperare. Altri studi evidenziano anche l’aumento della temperatura delle acque dei mari e degli oceani. Come non riflettere sulle possibili incidenze dei fenomeni?
Se pensiamo che tutto ciò sia regolamentato da una Legge nazionale dell’urbanistica del 1942 (governo Mussolini) e da provvedimenti regionali costantemente in deroga a Decreti Ministeriali degli anni ’60, allora capiamo bene che siamo lontani da una direzione virtuosa. La politica non vuole assumersi le responsabilità di una costruzione senza freni, di cui principale espressione è la Regione Lombardia. A cosa arriveremo? Gli interrogativi sono tanti, ecco perché riteniamo necessario dar voce ad un’emergenza silenziosa che ben presto diventerà una priorità globale. Esattamente come i Diritti fondamentali della Persona, oggi minacciati dalle guerre in corso. Abbiamo deciso di ascoltare le voci di coloro che stanno resistendo, in particolare quella delle donne iraniane in fuga dalle epurazioni nelle redazioni giornalistiche messe in atto dal Leader maximo Alī Khāmeneī.
Abbiamo ascoltato le voci resistenti dei ragazzi e professionisti impegnati nei progetti educativi all’interno degli Istituti penitenziari giovanili, per dare visibilità ad opere straordinarie che passano in sordina nel rimbombo delle notizie di cronaca nera. Storie di resistenza dalla Terra agli uomini: è questa la narrazione del magazine di questo mese, dove all’approfondimento si uniscono le testimonianze di chi combatte le ingiustizie. Chi si ribella al Sistema viene messo sistematicamente a tacere. Per denigrare chi si oppone allo sfruttamento delle risorse, ci si rivolge con l’espressione: “Tu non sei nessuno”. Come già detto in passato: noi ci sentiamo “nessuno” nella terra di “nessuno”, ma continuiamo a crederci e a lottare.
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