
Ci sono lettere che non chiedono soltanto una risposta. Chiedono una presa di coscienza. La testimonianza di un giovane di Castel Volturno, che dopo sacrifici, studio e difficoltà prova a costruirsi una professione e un futuro, ci obbliga a guardare in faccia una domanda scomoda: che cosa deve fare un ragazzo nato in una terra difficile? Scappare, adattarsi o provare a cambiarla?
La risposta più facile sarebbe andarsene. Cercare altrove ordine, lavoro, servizi, rispetto. Molti lo hanno fatto e molti continueranno a farlo. Non possiamo giudicarli. Quando un territorio ti fa sentire solo, quando la legalità sembra un’eccezione e non una regola, quando il merito cammina più lentamente della furbizia, partire diventa quasi una forma di autodifesa. Eppure, Castel Volturno non può permettersi di perdere ancora i suoi giovani migliori. Per questo è nata la nostra rubrica sui giovani (“eccellenze”) che restano e danno pregio al nostro territorio. Oggi l’Italia intera vive una fase complicata.
Il lavoro cambia, le competenze richieste crescono, la concorrenza non è più tra paesi vicini ma tra sistemi globali. Non basta più “arrangiarsi”. Servono formazione, qualità, tecnologia, capacità di impresa, conoscenza delle lingue, cultura digitale. Ma serve anche una cosa che spesso dimentichiamo: un territorio credibile. Perché nessun giovane può costruire futuro dove comandano il degrado, la paura, il favore, il lavoro nero, l’abusivismo, l’assenza di regole. Nessuno è pronto a trasferirsi dove non trova certezze perché alcune zone rappresentano dei ghetti e non una cittadina residenziale ad un passo da Napoli. Nessun turismo di qualità nasce dove il paesaggio è trattato come una discarica morale e materiale (CPR?). Nessuna agricoltura può diventare eccellenza se attorno ad essa sopravvivono sfruttamento, caporalato e marginalità.
Castel Volturno è solo questo? No. Sarebbe ingiusto dirlo. Castel Volturno è anche mare, fiume, energia umana, multiculturalità, posizione strategica, memoria, dolore e possibilità. È un territorio che da decenni paga errori politici, speculazioni, abusivismo, presenza criminale, indifferenza istituzionale e una narrazione spesso crudele. Però è anche un laboratorio nazionale: qui si vede prima ciò che altrove arriva dopo. Per questo la sfida non può essere la nostalgia. Non basta dire “Castel Volturno era bella”. Bisogna decidere cosa deve diventare. La strada è una sola: qualità e legalità. Qualità nell’amministrazione pubblica, nelle opere, nei controlli, nella progettazione urbana. I fondi pubblici, i progetti di rigenerazione, il water front, gli interventi sul centro urbano e sul litorale possono essere un’occasione. Ma ogni euro deve diventare bene comune, non l’ennesima occasione sprecata. A Castel Volturno non servono cattedrali nel deserto.
Ai giovani va detto con sincerità: nessuno vi regalerà il futuro. Ma nessuno ha il diritto di rubarvelo. Non fatevi sedurre dal guadagno facile. Non credete a chi vi dice che “qui funziona così” e quindi bisogna adeguarsi. Ogni volta che accettiamo questa frase, consegniamo un pezzo di città a chi l’ha già saccheggiata. Restare non significa rassegnarsi. Restare significa pretendere. Pretendere legalità. Pretendere opportunità. Pretendere bellezza. Pretendere che chi governa dia conto delle proprie scelte. Pretendere che Castel Volturno non sia più periferia di tutto, ma centro di una nuova idea di Sud. E oggi è più difficile farlo, soprattutto a seguito di un commissariamento conseguente ad indagini su corruzione che hanno al centro l’ex sindaco Pasquale Marrandino. La politica deve dare l’esempio e incoraggiare le vostre pretese, accompagnandole.
Ebbene, questi risvolti mostrano che la strada da fare è ancora tanta, ecco perché il vostro apporto diventa fondamentale. Forse non tutti potranno cambiare Castel Volturno. Ma tutti possono smettere di alimentare ciò che la distrugge.
Il primo atto rivoluzionario, oggi, è diventare persone libere, competenti, oneste. Persone normali, verrebbe da dire. Ma in certi territori essere normali è già un gesto enorme. Castel Volturno non ha bisogno di eroi. Ha bisogno di cittadini. E soprattutto ha bisogno dei suoi ragazzi: non come spettatori del degrado, ma come protagonisti della ricostruzione. Perché una città non muore quando ha problemi. Muore quando i suoi figli smettono di crederci.
Leggi anche: EDITORIALE – Lettera aperta ai ragazzi
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...