
Castel Volturno tornerà alle urne dopo la fine anticipata dell’amministrazione comunale. Il sindaco si è dimesso e, con lui, i consiglieri di maggioranza, dopo la richiesta di una misura cautelare avanzata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere nell’ambito di un’indagine per corruzione. Sarà la magistratura, nel rispetto della presunzione di innocenza, ad accertare le responsabilità penali.
Alla politica, però, spetta già oggi un’altra responsabilità: capire come sia stato possibile arrivare fin qui e impedire che tutto ricominci con nomi diversi e gli stessi metodi. Chi pensa di candidarsi sappia che non sta cercando un posto in Consiglio comunale. Sta chiedendo ai cittadini di ricevere in prestito una parte del loro potere. Quel potere non è un premio, non è uno stipendio, non è la possibilità di sistemare amici, distribuire incarichi o costruire una corte personale. È un servizio temporaneo, da esercitare con disciplina, trasparenza e libertà. Quasi vent’anni fa, da assessore all’Ecologia, all’Ambiente e alla Sanità, mi trovai ad affrontare discariche, rifiuti, inquinamento, interessi economici e criminali.
La So.Ge.Ri., la Bortolotto, i Regi Lagni, l’emergenza rifiuti, l’isola ecologica, i Variconi e i laghetti non furono slogan. Furono problemi concreti, atti da firmare, pressioni da sostenere, soluzioni da cercare insieme a tecnici, operai, dipendenti e cittadini. Non racconto quella stagione per attribuirmi meriti. La ricordo perché dimostra che amministrare e programmare sono cose possibili, ma prevedono un costo: bisogna essere liberi. Libertà significa non dovere la propria elezione a chi presenterà il conto il giorno dopo. Significa rendere pubblici gli interessi, scegliere collaboratori competenti, motivare gli affidamenti, rispettare le regole anche quando rallentano il consenso. Significa dire no agli amici, ai partiti, agli imprenditori e ai gruppi di pressione quando una richiesta contrasta con l’interesse collettivo. Significa anche avere il coraggio di dimettersi prima che la funzione pubblica venga svuotata della sua dignità.
Ai futuri candidati non chiediamo santità. Chiediamo serietà. Chiediamo che dichiarino prima del voto con chi intendono governare, quali competenze possiedono, quali interessi rappresentano e con quali criteri sceglieranno assessori, dirigenti, consulenti e affidatari. Chiediamo un programma verificabile, con tempi, costi e responsabilità. Chiediamo che il Consiglio comunale torni a essere il luogo del confronto e del controllo, non una stanza in cui ratificare decisioni prese altrove. Castel Volturno non può più permettersi amministratori improvvisati, candidati reclutati per riempire le liste o maggioranze tenute insieme soltanto dal potere. Questa città ha pagato troppo: sul piano ambientale, economico, sociale e della credibilità istituzionale. Ogni nuova crisi allontana cittadini, investimenti sani e giovani capaci; ogni zona d’ombra rafforza l’idea che nulla possa cambiare.
Eppure, cambiare è possibile. L’ho visto quando persone diverse hanno lavorato senza chiedere visibilità; quando si sono difesi il mare, le zone umide e il lavoro; quando una comunità ha denunciato e non si è arresa. La politica migliore non nasce dall’uomo solo al comando, ma da istituzioni controllabili, competenze riconosciute e cittadini messi nelle condizioni di conoscere.
Per questo il prossimo voto non dovrà essere una semplice sostituzione. Dovrà essere una selezione morale e civile. Chi si candiderà dovrà scegliere da che parte stare prima di essere eletto: dalla parte della comunità o dalla parte dei potentati; dalla parte della trasparenza o delle convenienze; dalla parte del servizio o dell’uso personale delle istituzioni. Non servono eroi. Servono persone che sappiano che il potere è in prestito e che, prima o poi, va restituito. Possibilmente lasciando la città più libera, più pulita e più giusta di come l’hanno trovata.
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