
Natale si avvicina, ma sul piano civile e politico c’è poco da festeggiare. In Campania, come nel resto del Paese, è avanzata una generazione di neo-politici senza storia, senza cultura, senza memoria. Gente che scopre il territorio solo quando fiuta una candidatura, che parla di giovani e di futuro ma non ha mai aperto un libro, né ha mai sporcato le mani in un’associazione, in un comitato, in un quartiere difficile. Il potere come palco, non come servizio.
Come ogni dicembre proviamo a fare un bilancio, senza sconti: ciò che ha funzionato, ciò che va corretto. Sul piano del lavoro, l’associazione è cresciuta: da mesi la parte giornalistica è gestita dal direttore Antonio Casaccio e dalla redazione di “Piazza delle Feste”, mentre anche i ragazzi di Napoli ormai camminano da soli. Informare, e l’associazione che la anima, sono arrivati a contare quasi settanta ragazzi e ragazze che scelgono di mettersi in gioco nel giornalismo e nella vita associativa. Per noi è già una sfida enorme. Ma come fai a chiudere la porta in faccia a un diciottenne che ti chiede solo di imparare e di avere un luogo dove crescere, in territori dove i centri di aggregazione sono scomparsi e le piazze vere hanno lasciato il posto a quelle virtuali? Eppure, invece di trovare un’alleanza naturale con le istituzioni locali, ci siamo scontrati con l’ostilità dell’amministrazione in carica, a partire dal sindaco Pasquale Marrandino. Non è un fatto personale: è il sintomo di una politica che non regge lo sguardo critico, teme la stampa libera anche quando è fatta da ragazzi, confonde il confronto con l’attacco e considera qualsiasi voce autonoma come un fastidio da isolare.
È la fobia dei mediocri, di chi si racconta salvatore ma tradisce prima di tutto il proprio territorio. La politica, oggi, ha perso quasi del tutto spessore etico e competenza. C’è una maggioranza che la vive come strumento per soddisfare interessi soprattutto economici. Poi c’è chi la usa come riscatto personale, ansia di visibilità, bisogno di stare al centro della scena per colmare un vuoto di identità e cultura. Solo pochi interpretano davvero l’impegno pubblico come una missione, un “animus vivendi” che mette al centro la comunità prima del proprio curriculum. E mentre qui discutiamo di bilanci e campagne elettorali, fuori dalle nostre città il mondo continua a bruciare: la guerra in Ucraina, il massacro quotidiano a Gaza, altri conflitti aperti che fanno notizia per un giorno e poi spariscono. Crisi sempre più grandi sono gestite da leader sempre più deboli: la sensazione è quella di un pianeta senza guida, dove il diritto internazionale vale a giorni alterni. Dentro questo scenario si è votato anche in Campania. Il neopresidente Roberto Fico si troverà davanti una regione stremata: giovani che scappano, aree interne ridotte a periferie del mondo, un mare bellissimo e violentato, una sanità spesso al limite, una scuola lasciata sola a reggere l’urto delle disuguaglianze. Serviranno scelte nette: investire sui giovani per fermare la fuga dei migliori, recuperare i territori abbandonati, difendere il mare e l’ambiente, costruire alleanze vere con il mondo associativo, garantire che nessuno resti indietro.
Noi, nel nostro piccolo, continueremo a fare la nostra parte: informare, formare, dare spazio a chi non ne ha, mettere le competenze dei ragazzi al servizio della comunità. Anche quando questo dà fastidio a chi preferisce il silenzio, continueremo a stare dalla parte della critica, non dell’applauso facile. Non siamo nati per compiacere i sindaci di turno, ma per raccontare le cose come stanno, con analisi di settore, speciali ampiamente documentati, denunce pubbliche dove necessario e sempre a testa alta e senza paura. Chiudiamo l’anno con una prima pagina speciale e con il nostro volume storico a fumetti, “I 2500 anni di Napoli”, sostenuto fin dall’inizio dall’azienda ISAIA: un modo per ricordare che questa città ha una storia troppo grande per non essere raccontata e attraverso un fumetto poter giungere a tanti ragazzi. Napoli ha attraversato imperi, guerre, catastrofi e rinascite. Sopravvivrà anche a questa stagione difficile, ma solo se ciascuno farà la propria parte, a partire dai luoghi più umili: scuole, redazioni, circoli, associazioni, comitati di quartiere. Da qui il nostro augurio è semplice e ostinato: buon compleanno Napoli e buon Natale a chi non si rassegna, a chi resiste, a chi crede ancora che la cosa pubblica sia davvero “cosa nostra”, nel senso più alto e pulito del termine.
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