
La cattiva comunicazione non è più un effetto collaterale: è diventata sistema. Bufale, semplificazioni tossiche, narrazioni costruite ad arte e zero contraddittorio. L’ecosistema digitale premia chi urla, non chi studia. Umberto Eco lo aveva detto con una lucidità che oggi fa quasi paura: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività».
Sul berlusconismo, inutile girarci intorno: ha lasciato un segno profondo e trasversale. Partiti trasformati in aziende, leadership personalistiche, marketing al posto del pensiero politico. La chiusura delle sezioni non è stata solo una scelta organizzativa: è stata la fine di una palestra democratica. I giovani non si sono allontanati dalla politica: sono stati semplicemente lasciati fuori. La gestione dei partiti da parte di pochi, attraverso il controllo delle tessere, è una distorsione enorme. Una delega in bianco che si è trasformata in una gabbia. Parlare oggi di democrazia interna, troppo spesso, è solo esercizio retorico. Per questo, quello che faccio da ventitré anni non è romanticismo fuori tempo massimo: è resistenza civile. Portare avanti un’informazione libera, dare spazio ai giovani, credere nella cultura come strumento di riscatto non è ingenuità, è lucidità a lungo termine. Senza queste isole il deserto sarebbe totale.
Un inciso, breve ma necessario, riguarda Castel Volturno e le indagini per corruzione che coinvolgono il sindaco Pasquale Marrandino. Premesso – e va sempre ribadito – che si è innocenti fino all’ultimo grado di giudizio, non ho apprezzato la scelta di rispondere, dopo giorni di titoli e prime pagine, con un semplice comunicato di circostanza: “ho fiducia nella giustizia”. Legittimo, certo. Ma insufficiente. In casi del genere serve una conferenza stampa, un consiglio comunale aperto, servono domande, spiegazioni, confronto. Il silenzio istituzionale non è rispetto, è distanza. E ricordiamolo: il sindaco rappresenta un’intera comunità, non solo il 30% che lo ha eletto. L’altro 70%merita rispetto, trasparenza e comunicazione. Informarsi è un diritto, non una concessione. Il quadro politico nazionale non aiuta. Una politica sempre più priva di valori e riferimenti culturali, indistinta, schiacciata su un bipolarismo che si specchia in sé stesso. Il Movimento 5 Stelle aveva spezzato quel dualismo, aprendo di fatto a un terzo polo; il “campo largo” ne ha certificato il fallimento. A vincere, ancora una volta, è l’astensionismo: il vero male di questa fase storica. Senza partecipazione non c’è futuro. Serve qualcosa di nuovo: leader credibili, una visione ideale oltre che pragmatica. Senza ideali e senza scelte culturali, come ci si misura con il progresso e con la globalizzazione?
Chiudo con una nota personale su un film visto in questi giorni: The Apprentice – Alle origini di Trump. Un’opera che mi ha scioccato e destabilizzato, soprattutto se ciò che racconta corrisponde anche solo in parte al vero. Colpisce che un film del genere sia stato diffuso senza querele o smentite ufficiali. Ne emerge un Trump spregiudicato, capace di stringere patti con chiunque – dalla mafia alla politica – usando ricatti ed estorsioni pur di arrivare ai suoi obiettivi, anche a costo di tradire i legami familiari. Se questo ritratto fosse anche solo lontanamente attendibile, allora l’America ha poco da insegnare a chiunque. Invito a vederlo e credo che un approfondimento redazionale su questo tema sarebbe doveroso.
Chiudo senza timore di smentita: esistono ancora realtà, come la nostra redazione, dove si respira l’idea che informare non sia un mestiere cinico, ma una responsabilità. Ed è da qui che vale ancora la pena ripartire.
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