
Cambiamenti climatici, transizione ecologica, economia circolare, green economy, blue economy, dissesto idrogeologico… Ascoltiamo queste parole sempre più spesso, ma alla semplice domanda: “Come risolvere il problema?”, le risposte, soprattutto dai rappresentanti politici e istituzionali preposti, sono quasi sempre generiche e incompetenti. Cosa è possibile risolvere nel breve periodo? Praticamente quasi nulla, se non si assumono decisioni e responsabilità istituzionali e amministrative efficaci.
Come? Una semplice legge che vieta in maniera assoluta il consumo di suolo, non basta “ridurre”, tantomeno introdurre la scappatoia della “riqualificazione dei suoli degradati”. Sono tutte scuse “politiche/istituzionali” per non intervenire. In piena pandemia abbiamo consumato suolo per qualsiasi attività, soprattutto quella delle “nuove costruzioni”. Ma quanto ancora dobbiamo costruire? Ci sarà mai un limite?
È vero che l’edilizia “muove” l’economia, ma ci sono tanti modi per intervenire e non per forza costruendo altri fabbricati, i quali, per necessità, avranno bisogno anche di infrastrutture (primarie e secondarie) e forniture (primarie e secondarie) e continueremo a “tombare” i canali naturali che fanno scorrere le acque meteoriche verso il recapito finale, continueremo a perdere Diodiversità (è un gioco di parole voluto non un errore di battitura) dove per me Dio è Grazia e cioè è tutto ciò che misteriosamente ci viene donato “gratis” e, sinceramente, non lo meritiamo.
Solo dopo un intervento così radicale, cioè vietare qualsiasi ulteriore consumo di suolo, sarà possibile provare a recuperare il minimo possibile. Ciò che non è recuperabile? Va’ demolito e bisogna lasciare alla Natura la possibilità di ricostruire quanto distrutto. Quasi nessuno, ha voluto affrontare la questione dell’immondizia edilizia (cit. di Aldo Loris Rossi) che ha distrutto i nostri territori. Semplicemente perché la Prevenzione è un’assoluta sconosciuta.
Laddove, ovviamente, tutto ciò non sia troppo tardivo, perché i segnali sono devastanti; basta citare il sito della NASA il cui titolo completo tradotto è: “cambiamenti climatici globali – segni vitali del Pianeta”: estensione dei ghiacciai in netta riduzione, temperatura media delle acque dei mari in netto aumento, miliardi di metri cubi di ghiacciai che si sciolgono ogni anno…
Tutto ciò vuol dire che il Pianeta Terra sta morendo? Assolutamente NO! Molto probabilmente l’esistenza degli esseri umani sta terminando, la Terra andrà serenamente avanti anche senza di noi. La verità è che non ci meritiamo tanta Grazia, perché la vera e propria paura degli esseri umani è estinguersi. Diciamocela tutta, del Pianeta Terra non ce ne frega un bel niente! Conta solo esaurire le ultime risorse rimaste per provare a sopravvivere, ancora per un altro poco.
Possiamo sempre fare qualcosa, nonostante tutto. Se è pur vero che non possiamo influire sul “globale”, proviamo a migliorare il “locale”, cioè il quotidiano. Come sempre, tutto deve partire da noi, dai nostri gesti non più solo giornalieri, ma orari, perché: “l’educazione e la maleducazione sono maledettamente contagiosi”.
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