
Il nuovo numero di aprile ci lascia alle spalle l’inverno con i tanti impegni assolti, ma la nostra cultura lavorativa non consente rilassamenti: ora tocca valutare gli avvenimenti da tutte le prospettive, svolgendo sempre una profonda autocritica volta a migliorarci.
Partiamo, quindi, dal primo avvenimento per noi fondamentale: nel 2024 hanno concluso il percorso di tirocinio, per giornalisti pubblicisti, altri 8 ragazzi straordinari. Non esagero quando affermo che, per la preparazione acquisita, sarebbero già pronti a collaborare in qualsiasi altra redazione di respiro nazionale. Ma, l’aspetto che ritengo più significativo della formazione che qui svolgiamo, è che questi ragazzi porteranno nel loro lavoro i valori ultraventennali acquisiti nella nostra Redazione, la quale ricordo essere intitolata alla memoria di Giancarlo Siani. I nostri valori poggiano su due pilastri fondamentali: il rispetto della deontologia e l’esempio quotidiano. Parliamo, dunque, di ideali che vanno affermati con maggiore forza in un momento di attacco alla libera informazione.
In questo momento, nel mondo, essere “giornalisti giornalisti”, come quotidianamente ricordava Giancarlo, vuol dire effettivamente rischiare tutto, anche la vita; e molti sono i colleghi caduti nelle guerre in essere, i quali, pur di raccontare la verità del fronte e gli eccidi d’innocenti civili, hanno pagato a caro prezzo con la propria vita e nel silenzio generale dei media occidentali.
Le stesse violenze e intimidazioni non solo nei miei confronti, ma anche dei nostri cronisti vanno respinte con forza anche dai nostri territori. Ci sono emergenze che quotidianamente ci impegniamo a denunciare, come lo spaccio di droga e il riciclo dei clan camorristici, ma purtroppo questo tipo di azione per la legalità porta ad essere invisi a chi ama il “silenzio” e reel social autopromozionali. Nel frattempo la politica finge che tutto proceda secondo la “normalità”. La verità è che occorreranno lustri di impegno collettivo, insieme al coinvolgimento del governo nazionale, per sanare i danni delle vessazioni operate nel passato in questa terra. Raccontare la realtà, cruda e oggettiva, non serve per autocelebrazione. Non ne abbiamo bisogno. Serve invece a prevenire e ad accendere i riflettori sul pericolo concreto della nuova affermazione di una classe imprenditoriale deviata, a scapito di chi vuole investire in piena legalità. Di fronte a tutto ciò non ci siamo lasciati coinvolgere dai provocatori di mestiere, perché rispondere istintivamente alle provocazioni è sempre sbagliato: significa far scegliere l’arma proprio a chi ti provoca. Il 2025, pertanto, lo vogliamo dedicare alla memoria di chi non c’è più perché morto lottando sul campo in Nome della Libertà di Stampa. In più, dagli ultimi avvenimenti nazionali, riteniamo altrettanto giusto dedicarlo a chi combatte quotidianamente per la Libertà e la Giustizia, pertanto, il nostro appoggio incondizionato e il nostro ringraziamento va al Procuratore Capo di Napoli, Nicola Gratteri, e ai vari Procuratori e uomini dello Stato, impegnati nel monitoraggio delle spese dei fondi del Pnrr, tanto ghiotti alle mafie. Da anni ormai presiedo quest’associazione: fare il giornalista non era e non è il mio mestiere, tuttavia ho spronato la tenacia, senza dimenticare l’impegno dei miei valori e del cuore, e per ciò in cambio ho ricevuto tanta passione e preparazione nei miei ragazzi. Dopo anni e tante battaglie condotte, stringendo la penna fra le mani e liberando l’urlo della coscienza, dico di essere orgoglioso di appartenere a questa categoria e spero di averlo meritato.
Con questa mia personale speranza, ringrazio con particolare affetto tutti i lettori che continuano a seguirci, per il vitale sostegno e l’affetto che ci avete dimostrato in tutta la nostra storia, anche in quei momenti veramente difficili, talvolta anche personali.
Oggi Informare è una realtà che va ben oltre i confini localistici. Sta per cominciare una nuova fase spinta verso orizzonti più lontani. E in questo viaggio mi domando un po’ alla Kerouac, dove andremo. Mi rispondo che non lo so (ma ho come l’impressione che ve lo saprà dire il direttore, Antonio Casaccio) ciononostante credo che affronteremo le nuove avventure condividendo quell’ideale trans-avanguardistico della semplicità del nostro lavoro: osservare gli eventi ed informare sui fatti.
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