
Una strada che si riempie di giovani animati da ideali comuni, sono i giovani di cui i big media non parlano perché non fanno notizia, ma invece esistono e vengono da lontano. Non avevamo dubbi che il branco di Palermo potesse fare più rumore di oltre 1 milione di ragazzi riuniti a Lisbona per ribadire messaggi di pace, è la logica per il quale il male fa notizia mentre il bene ci attrae solo se nasconde qualche nota tragica. La realtà è più complessa di come ci appare restituita nei social, non tutta la generazione Z è cattiva, assetata di profitto, scansafatiche e che esprime in modi brutali i propri istinti sessuali. La maggior parte di noi non è così.
C’è una grande fetta delle nuove generazioni che sembra venire da lontano, ognuna con il suo bagaglio di esperienze in un mondo estremamente più aperto e interconnesso rispetto a quello dei nostri genitori. Siamo una generazione che viene dai continui scambi interculturali, dalle missioni umanitarie nei paesi più poveri del mondo ed è quella capace di sovvertire l’ordine per difendere la Terra che abitano. Veniamo da lontano non solo perché possiamo crescere più in fretta, ma perché siamo stati dotati di strumenti che abbiamo il potere di controllare, eredi e unici beneficiari di una rivoluzione digitale che insieme all’innovazione tecnologica ha portato con sé una gamma di nuovi valori.
Davanti ad una novità di tale portata si accende il solito scontro generazionale, che vede i suoi protagonisti dimenarsi per chi sarà il detentore dei famosi “anni migliori”. Un esercizio tanto stupido quanto mortificante per tutti coloro nati negli anni ’90 che, nella foga di partecipare a questa insensata sfida, dimenticano di aver vissuto uno dei secoli più bui della storia dell’uomo: due guerre mondiali, bombe atomiche, rischio di disastro nucleare, leggi razziali, neocolonialismo e via dicendo.
Tutto sarebbe di gran lunga più interessante se solo gli adulti avessero più umiltà nell’ascoltare e comprendere i valori che animano una generazione figlia di una delle rivoluzioni più importanti della storia. Veniamo da lontano, noi giovani, perché fin da subito abbiamo avuto accesso ad un patrimonio di informazioni inimmaginabile per i nostri antenati; le abbiamo rielaborate, studiate e approfondite in ogni suo aspetto. Ci siamo accorti che questo sistema politico non collassa solo per miracolo e così abbiamo dato linfa al terzo settore, perché siamo gli orfani della logica di partito, dove la gerarchia e l’interesse persona – le viene prima del bene comune.
Il risultato? È sotto gli occhi di tutti, se oggi i giovani non vogliono più ascoltare la politica è perché vengono da lontano, ci sono già stati in quel groviglio di parole alla rinfusa e sanno che non ha portato alcun cambiamento. In molti ci imputano di essere poco preparati eppure, venendo da lontano, abbiamo capito quanto la formazione sia necessaria per la realizzazione individuale: così abbiamo aumentato la percentuale di italiani che hanno completato il ciclo di studi obbligatorio o che si sono laureati.
Veniamo da più lontano della classe politica che invece lontano ci rispedisce, perché in questo Paese un giovane laureato che lavora è un miracolato oppure è di sicuro residente al Nord. In questo numero abbiamo raccolto la voce di tutti quei giovani che vengono da lontano, chi dall’Africa, da Lisbona o da Nisida. Ognuno con la sua missione, in una società che cerca di ostacolare tutti i sogni di una generazione che viene e andrà lontano.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...