
Cari lettori, il mese appena trascorso è stato differente dagli altri. Dopo alcune inchieste ci sono stati rivolti degli attacchi che riteniamo esser molto gravi, stavolta non da criminali oggetto dei nostri articoli, ma da parte dell’amministrazione comunale di Castel Volturno, in cui la redazione ha sede. Un consigliere comunale ci ha definiti “piccoli uomini” mentre il sindaco in un lungo post sui social ha parlato di una “mano grigia” che muoverebbe i fili dei nostri cronisti. Ovviamente, quando scrivono i post, tali amministratori si riguardano bene dal fare nomi e cognomi.
Non vogliamo entrare nuovamente nel merito di queste sterili accuse, ma riteniamo che sia sempre bene ricordare due fatti che tracciano la linea di demarcazione tra la nostra indipendenza giornalistica e la loro impreparazione politica in questo caso. La prima differenza è che nelle inchieste noi facciamo nomi e cognome, subendo tutte le conseguenze connesse. La seconda differenza è che l’unico ad essersi definito “una testa di legno” è stato proprio il sindaco di Castel Volturno, Pasquale Marrandino, che confessò di essere una delle “teste di legno” dell’ex sindaco Luigi Petrella.
La nostra “testa di legno” si chiama Associazione Officina Volturno, presieduta da Tommaso Morlando. È un’associazione di volontariato; infatti, notate che il nostro magazine non è in vendita. Officina Volturno nasce nel 2002 a Castel Volturno con un obiettivo preciso: fare del bene al prossimo e garantire uno spazio in cui i ragazzi potessero aggregarsi, esprimendo e condividendo il proprio pensiero critico. Quello spazio è stato riempito di idee ed impegno, trasformando quei pensieri in articoli e pian piano in un giornale sostenuto da Piccole, Medie e Grandi Imprese, professionisti privati e liberi donatori che decidono mensilmente di sostenere il giornale.
Nel corso degli anni abbiamo ricevuto attacchi dalla sinistra alla destra, proprio perché non abbiamo una linea editoriale “accomodante”. La linea proviene dalla voglia di impegno per i territori delle province campane, dalle quali proveniamo noi giovani direttori/cronisti/apprendisti. Vediamo ogni giorno una corruzione sistemica rendere immobile lo sviluppo dei territori.
Oltre ciò, riteniamo ancora essenziale dar voce alle storie di chi quotidianamente lotta sui territori, che siano imprenditori, attivisti, associazioni o cooperative. Non c’è solo la denuncia, ma Informare nasce e cresce per diffondere un sentimento di “speranza”. E qui arriviamo ad un punto essenziale: sperare non significa star seduti, con un telefono tra le mani, ad indignarsi per l’ennesimo video che ci mostra un rogo tossico. Sperare vuol dire essere proattivi, significa impegnarsi nel proprio piccolo per cambiare la realtà in meglio. Non abbiamo la presunzione di essere sicuri di riuscire nell’intento, ma l’ideale di speranza ci motiva a stare insieme ed essere uniti spinge il cambiamento.
Speranza, amore, unione, libertà, senso critico: ecco quali sono le nostre teste di legno.
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