
Ragazzi, questa è per voi. Non è un sermone, né una predica da salotto. È una lettera sincera, da chi non ha mai smesso di credere che il dialogo tra generazioni – se è onesto – può ancora spostare qualcosa. Perché ve la scrivo? Perché vi vedo. Vi vedo ogni giorno, e non tutti siete uguali. C’è chi lotta e chi si perde, chi si sbatte per migliorare le cose e chi scompare dietro una dose, uno scooter rubato, o una storia venduta per due soldi su OnlyFans. C’è chi non ha scelta e chi invece crede di averla tutta. Ma in mezzo ci siete voi. Tutti. E tutti meritate di più.
Io da ragazzo ero un vero scavezzacollo, lo ammetto. Ma almeno c’era una rete, fatta di maestri, famiglie che – seppur con mille limiti – c’erano. Oggi molti di voi questa rete non ce l’hanno più. Ci sono quartieri interi in cui lo Stato è solo un ricordo, la scuola un presidio vuoto, la cultura un lusso. E allora ci si organizza come si può: la banda, lo spaccio, la camorra. Non sempre per scelta, spesso per necessità. Ed è qui che serve parlarci chiaro. Non fate i saputelli, non credete di averla capita tutta. E non accettate chi vi dice che siete solo “un problema sociale”. Non siete né santi né dannati. Siete persone. Con sogni, rabbie, energie che troppo spesso nessuno incanala.
La verità è che la strada della droga, del controllo sociale via TikTok o delle baby gang non nasce perché vi piace fare i cattivi. Nasce perché qualcuno ha abbandonato il campo: la politica, le istituzioni, la scuola, gli adulti. Tutti troppo occupati a salvarsi il culo per salvarvi la vita. Però non possiamo arrenderci. Io non lo faccio. Voi non fatelo. Chi è più grande ha il dovere di tendere la mano, e chi è giovane ha il diritto – sì, il diritto – di essere ascoltato, coinvolto, rispettato. Se vi capita un adulto che non vi guarda in faccia, forse è solo un vecchio stanco. Se incrociate un professore che crede in voi, tenetevelo stretto. Se c’è un’associazione, un gruppo, un progetto che vi dà spazio, non voltategli le spalle. Fate la vostra parte. E chiedete che anche gli altri facciano la loro.
Perché vedete, ragazzi, il problema non è la vostra età. Il problema sono gli adulti che non sanno più essere esempi. Che vi usano per le campagne elettorali e poi vi lasciano nei ghetti, davanti a scuole che cadono a pezzi e a tribunali che arrivano troppo tardi. Serve dignità, serve ascolto, serve empatia. Serve uno scambio vero, come tra pari. Solo così si può imparare qualcosa. Solo così si può restare umani. Siate orgogliosi di chi siete. Ma non diventate arroganti. E non fatevi rubare l’anima da chi vi vuole consumatori, soldatini o fantasmi. Chi ha vissuto più a lungo deve offrirvi tempo, rispetto, esperienza. E voi dovete pretendere che sia così. Con forza. E con intelligenza.
In un mondo che vi spinge a prostituirvi – col corpo, col talento, con la dignità – ricordatevi che nessuno può comprare la vostra libertà. Se non gliela vendete. E allora, stringiamolo davvero questo patto. Io ci sto. Voi?
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