
Cari ragazzi, luglio ha sempre un’aria particolare. Sa di valigie mezze pronte e serate che sembrano non finire mai. Per molti di voi, però, arriva anche dopo una prova importante: gli esami di maturità. Una parola grossa, “maturità”. Talmente grossa che a volte fa sorridere, perché nessun esame può stabilire davvero quanto una persona sia matura. La maturità vera è un’altra cosa: arriva a pezzi, spesso attraverso errori, cadute e ripartenze.
Questo editoriale è per voi. Per chi ha appena chiuso un ciclo di scuola e ha paura di sbagliare, così come per i giovani di Magazine Informare. Non voglio indossare la giacca del maestro. Diffido sempre di chi si mette in cattedra troppo volentieri. Mi sento più vicino a un adulto che ha ancora dentro una parte da ragazzaccio: uno che ha sbagliato parecchio, che qualche porta l’ha presa in faccia e qualche altra l’ha aperta con testardaggine. Non ho titoli accademici, d’accordo. Però questo mi aiuta a parlare con voi senza fingere di essere migliore. E proprio perché voglio parlarvi con sincerità, vi propongo un patto: niente adulazione e niente prediche. Voi siete in gamba, spesso molto più svegli di quanto certi adulti siano disposti ad ammettere. Avete strumenti, linguaggi, sensibilità e velocità che la mia generazione non aveva. Sapete attraversare mondi digitali, cogliere sfumature, denunciare ingiustizie, costruire reti. Ma c’è una verità che non va nascosta: essere giovani non significa sapere tutto. A volte la giovinezza dà l’illusione di aver capito il mondo proprio mentre lo si sta appena iniziando a conoscere.
Non è una colpa. È successo anche a noi. Quando ero ragazzo, l’esperienza degli anziani mi dava quasi fastidio. Pensavo: “Che cosa avranno mai da insegnarmi?”. Mi sembrava che bastasse avere qualche anno in più per diventare noiosi, superati, magari anche un po’ rincitrulliti. Poi la vita mi ha spiegato che sbagliavo. Non tutti gli adulti sono saggi, certo. Ma alcune persone più avanti negli anni custodiscono intuizioni e consigli che possono evitare a un giovane di perdersi inutilmente. Dall’altra parte, però, diciamolo chiaro: non tutti gli adulti hanno voglia di ascoltare i giovani. Alcuni sono invecchiati male. Hanno scambiato l’esperienza per superiorità, la prudenza per paura, il ruolo per potere. Guardano i ragazzi dall’alto in basso e dimenticano che anche loro, un tempo, hanno chiesto possibilità.
Ecco allora il punto: il dialogo tra generazioni funziona solo se nessuno fa il furbo. I giovani non devono fare i saputelli. Gli adulti non devono fare i padroni del tempo. I ragazzi devono portare curiosità, energia, coraggio. Gli adulti devono offrire ascolto, memoria, responsabilità. In mezzo ci deve stare una cosa semplice e rara: il rispetto. Per questo, dopo la maturità scolastica, vorrei augurarvi un’altra maturità: quella dello sguardo. Non diventate cinici troppo presto. Le istituzioni, che dovrebbero educare anche attraverso il comportamento, troppo spesso sembrano occupate a difendere privilegi invece che valori. E questo pesa su chi entra nella vita adulta e cerca riferimenti credibili.
Ma il cattivo esempio non può diventare un alibi. Se il mondo pubblico appare povero di valore, voi potete comunque costruire valore nelle relazioni, nel lavoro, nello studio, nell’amicizia, nella parola data, nella cura delle cose che contano. La dignità non si eredita: si pratica. L’estate, allora, non sia soltanto una pausa. Sia anche un tempo per scegliere e capire chi volete essere. Dopo gli esami, dopo l’ansia, dopo i voti e le attese, concedetevi leggerezza. Ma non confondete la leggerezza con il vuoto. Cercate adulti capaci di ascoltarvi e non abbiate paura di stimare qualcuno. La stima non toglie libertà: la rafforza. E agli adulti, me compreso, va detto con altrettanta franchezza: meritiamocela, questa stima.
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