
Dal 7 Aprile mi trovo a Philadelphia, nello Stato della Pennsylvania, per l’inizio di una collaborazione tra il nostro Informare e la Sbarro Health Research Organization (SHRO), centro di ricerca avanguardistico contro il cancro con sede a Torino e Philadelphia. Abbiamo tante cose in comune come l’assoluta centralità e fiducia nei riguardi dei giovani: per noi futuri giornalisti che cambieranno la narrazione del nostro Paese, per la SHRO si tratta di promesse nel campo della ricerca che cambieranno il futuro della medicina.
Incoraggiare le nuove generazioni ad essere protagonisti del proprio futuro è una mission comune, ma tutto diventa più difficile quando ti trovi in un “sistema” in cui il giovane viene percepito come un ostacolo. Ebbene, attraverso questo editoriale, voglio condividere con voi affezionatissimi lettori le riflessioni che ho maturato durante la mia permanenza negli States.
Ho 26 anni e da oltre cinque anni sono il direttore di Magazine Informare, in un team di 50 giovani cronisti con un’energia e delle qualità determinanti. Abbiamo seguito il principio di Tommaso Morlando, per il quale al giovane va data autonomia per espletare al meglio le sue qualità. In questi anni abbiamo fatto tesoro di quell’eredità, ci siam messi a lavorare e abbiamo ottenuto risultati straordinari (concreti e misurabili). Se la società civile e i lettori hanno apprezzato il nostro lavoro, non possiamo dire lo stesso di diverse altre Istituzioni. La nostra attività di inchiesta è vista d’intralcio, così spesso siamo costretti a difenderci in tribunale per querele temerarie che gravano sulle economie del giornale. Il tipo di approccio che hanno i nostri ragazzi ci ha reso “immeritevoli” di avere un bene confiscato alla criminalità organizzata, con una richiesta inevasa dal 2018 avanzata al comune di Castel Volturno. Non abbiamo contatti con grandi giornali e mai nessuno di loro si è interessato a noi, fatta eccezione per Sigfrido Ranucci e il suo programma Report.
Chi pensa che ci stiamo piangendo addosso, allora non ci conosce. Questi fatti sono solo una cronaca oggettiva delle conseguenze che merita un’associazione di volontariato fatta da giovani cronisti che hanno deciso di impegnarsi per una libera informazione. Devo confessarvi che questi piccoli segnali ostili mi hanno spesso scoraggiato, portandomi a riflettere su quanto valesse la pena restare in un Paese che mette freno al cambiamento positivo per non scomodare alcuni poteri. Se sei in questa condizione, e hai 26 anni, devi convivere con l’idea che ogni giorno può essere un giorno sprecato, perché magari sei nello Stato che meno valorizza la prospettiva futura di un progetto.
Quando sono partito per esplorare nuove opportunità negli USA, ho visto nei volti delle persone che mi amano la gioia incontenibile per questa notizia. Per chi conosce bene i meccanismi italiani, andare fuori significa assicurarsi un futuro di certo più dignitoso, con opportunità di soddisfazione retributiva e lavorativa estremamente più alte.
Ma ora ripenso a quelle reazioni e mi chiedo: come siamo arrivati a far brillare di gioia gli occhi di un genitore che ci vede partire perché qui in Italia “non c’è futuro”? Come abbiamo convinto una madre a vedere il bene di suo figlio a migliaia di chilometri di distanza? Come siamo riusciti a rendere tossico la visione del futuro nel Paese più bello al mondo?
Non voglio ripiegarmi sul discorso dei cervelli, ma su quello dei cuori in fuga. Parlo di tutti quei camerieri, cuochi, operai, insegnanti, ostetriche e meccanici che serbano profondo amore per quella tremenda mamma a forma di stivale. La gravità del problema è come un’ombra che copre le soluzioni, perché per incentivare l’inversione di marcia occorre fermare i business collaterali della piccola percentuale più ricca del Paese; significa ridurre i margini della corruzione in tutti i settori, interrompere il continuo e massivo riciclo di proventi sporchi da parte delle organizzazioni criminali e mafiose, oppure rendere la giustizia tempestiva ed equa. A chi conviene farlo per un pugno di innamorati? A loro non conviene, ma a noi che amiamo sì. E allora, cari lettori, il nostro impegno non può che essere più forte e gli ostacoli sono solo indizi che esistono per dirci: “Ragazzi, siete sulla strada giusta”. Vi prego di non smetterla di percorrerla con noi.
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