
“Non piangete sulla Napoli che scompare. Napoli è, Napoli vive e si trasforma con tutte le sue forze, con tutte le sue originalità”. Ho letto questa frase circa otto anni fa sulle mura del museo del Novecento a Castel Sant’Elmo e, nonostante non vivessi pienamente la città di Napoli e non immaginassi le ricchezze che aveva da offrirmi, l’ho assorbita inconsapevolmente. Quando ne ho davvero capito il significato, vivendo quotidianamente la città, ho avuto la certezza che accanto a quel verbo essere, nella vita, non avrei mai potuto aggiungere niente: Napoli è. E il suo essere, così singolare e autentico, lo vedi ovunque. Nelle strade, nelle piazze, tra la gente, nei vicoli più nascosti, in una frase di Pino Daniele che si legge sui muri, nei luoghi della cultura. Lo senti, lo respiri nel mare, in un pallone che vola nel cielo tra i quartieri popolari, nei suoi sapori, nella sua eredità artistica che si mescola col folklore e con la tradizione della sua gente. Lo vivi perché Napoli vive e si trasforma e non bisogna piangere su quello che scompare perché Napoli usa tutte le sue forze, combatte, ma conserva sempre le sue autenticità.
Questo mese lo sguardo della nostra Redazione è volto verso Napoli e verso la sua rinascita, con un’analisi della nuova fase di vita di questa città, che sta vivendo un vero e proprio miracolo. San Gennaro ci ha pensato e anche bene. Attraverso la rigenerazione dei quartieri, prima additati unicamente come “luoghi di criminalità” o “abbandonati a sé stessi”, la valorizzazione delle periferie, la riqualificazione dei suoi spazi storici, la metamorfosi come patria degli eventi musicali e culturali, l’accoglienza di fiumi di turisti che affollano le strade e godono del risultato di questo successo. E noi, partenopei tutti, con loro. E in copertina il suo cuore: di una Napoli che si spacca, ma solo all’apparenza perché ci ha pensato il Pulcinella di Lello Esposito ad unire. Con questa figura emblematica della città di Napoli, l’artista che più di tutti rappresenta la napoletanità, unisce le due facce di Partenope (quella che è e quella che sarà) in una maschera che racchiude tutta l’essenza di questa città.
E che sorride, al futuro, come mai fatto prima d’ora. Che esprime la bellezza di una Napoli che cresce e si eleva, che sembra essere sull’orlo, ma che non cade. Che con forza si sostiene e con potenza conserva il sentimento. E ora interrompo la scrittura di questo editoriale e nelle cuffiette ho una canzone di sottofondo che fa: “Non esiste amore a Napoli, ma ovunque vado è sempre casa mia”.
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