
All’inizio di ogni anno, in Informare, siamo soliti organizzare un incontro di direttivo per fare un punto su ciò che è appena trascorso, e per programmare il nuovo che ci apprestiamo ad affrontare. Credo che, oltre ad essere una prassi per noi, questa sia anche l’occasione utile per salutare i nuovi membri che comporranno il direttivo per un altro anno.
Colgo l’occasione, in quest’editoriale, per precisare a coloro che non ne fossero a conoscenza che una delle attività principali del Centro Studi Officina Volturno resta il periodico INFORMARE. Ciò detto, è chiaro che le nostre finalità sono e resteranno associative, sulle quali continueremo ad essere impegnati. Perché è importante questa precisazione? Perché le regole di tutti i partecipanti, quindi anche di coloro che collaborano con Informare, sono dettate dal nostro statuto. Uno statuto che è nato ispirato dagli ideali di cittadinanza, libera formazione, condivisione e da sempre scevro di faziosità e particolarismi. Tra i più importanti valori che da sempre mi preme raccontare vi sono l’apartiticità; la laicità; la legalità e la cultura; la diversità; l’impegno verso il volontariato; l’attenzione verso i più giovani; la giustizia; la lotta contro le ecomafie. Ogni impegno dell’associazione, ogni azione da noi svolta in questi due decenni e più, è sempre stata lontana da qualsiasi intento di lucro, da qualsiasi ragione economica.
Mi preme menzionare anche i lavori di inchiesta che svolgiamo e abbiamo già svolto. Gli speciali che, attraverso impegno, esposizione e forza documentale, hanno affrontato tematiche meritevoli dell’attenzione di cittadini e di istituzioni competenti, ci hanno lasciato non poche soddisfazioni in questi anni. Purtroppo, devo anche dire che, a causa dei troppi protagonismi e delle riserve incomprensibili, dei trascorsi di chi utilizza la politica per interessi puramente personali, è impossibile creare e stabilire sinergie con altre associazioni per fare rete.
Spesso continuo ad essere etichettato come uomo politico di destra; viceversa, mi è stata più volte affibbiata la menzione di uomo di sinistra. Ma a chi può interessare tutto ciò? Quale utilità reale può avere una mia ipotetica tendenza politica se non quella di pregiudicare una rete sociale? Se mi capita di scrivere che il rieletto presidente americano Trump è essenzialmente ciò che gli americani vogliono perché quel popolo desidera e spera in promesse di sicurezza, servizi, lavoro, sanità e futuro per il loro figli; che Trump promette e rappresenta tutto ciò e che a nessuno frega se il nuovo ospite della Casa Bianca è stato con prostitute o altro, io racconto fatti oggettivi. Lo stesso vale per la Meloni, che sta dimostrando concretezza, doti da leader, unità della sua maggioranza, contro una sinistra sempre litigiosa e snob, una sinistra dei salotti buoni e lontana dalle vere lotte sociali. Per queste mie affermazioni vengo classificato di destra, anche se questi personaggi possono non piacermi ed essere lontani dalle mie idee attuali. Ma tutto ciò a cosa serve? Davvero etichettarmi può definirmi?
Un’ultima riflessione voglio dedicarla ad una frase molto pericolosa: la camorra non esiste. Chi ci conosce sa che non usiamo mezzi termini e a quest’affermazione rispondiamo: le casse del clan dei casalesi e dei clan napoletani stanno già viaggiando in diverse attività del territorio. Anzi, c’è il concreto pericolo di investimenti economici dei clan per bonificare i disastri fatti dalla camorra. Stiamo già lavorando alla strutturazione di diverse inchieste in tal senso, ma teniamo a lanciare un preventivo allarme per dinamiche gravissime e in atto mentre scrivo questo editoriale. Gli stessi criminali che hanno distrutto i nostri territori ora stanno guadagnando sulle bonifiche o la rivalorizzazione degli stessi. Permettere ciò significa aver distrutto tutta l’efficacia dell’azione legislativa, sociale e comunitaria contro le mafie. È un momento di profondo sconforto per chi, come me, pensava di essersi lasciato alle spalle determinati nomi, famiglie e interessi, provando fiducia verso una nuova società che ha scelto di rigettare il diktat mafioso. Pensavo che se il clan fosse tornato ci sarebbe stata una politica consapevole e che li avrebbe rigettati a gran voce. Oggi quella speranza è una mera illusione. Toccherà a noi, stampa libera e indipendente, accendere una luce sui sistemi di riciclaggio che stanno arricchendo ancor di più i clan.
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