
A Castel Volturno tra oltre 90 etnie, carenze strutturali e una povertà diffusa, le scuole del territorio si confermano presidi fondamentali di civiltà e speranza. A Castel Volturno la scuola non è solo un luogo di apprendimento, ma un presidio civile, un argine alla dispersione scolastica e un motore di riscatto sociale. In un territorio tra i più complessi della provincia di Caserta, con tassi di povertà tra i più alti e una composizione demografica straordinaria, oltre 90 etnie diverse, i dirigenti scolastici sono chiamati a un impegno che va ben oltre la gestione burocratica.
Due esperienze diverse ma complementari, quella del prof. Vincenzo Maiorca, dirigente dell’IC Castel Volturno – Pinetamare, e quella della prof.ssa Elisabetta Corvino, alla guida dell’IC Giuseppe Garibaldi. Due scuole che operano in contesti difficili, e che, pur tra mille ostacoli, riescono a generare comunità e futuro.
Per Maiorca, già dirigente ad Aversa e Viareggio, arrivare a Castel Volturno non è stato un salto nel buio, ma un ritorno a un contesto già noto. «Conoscevo bene la realtà, racconta, e appena messo piede nella scuola di Pinetamare, ho sentito che era casa mia». Una casa che accoglie ragazzi di decine di nazionalità diverse, spesso privi di mezzi basilari come il trasporto pubblico, ma ricchi di talento e voglia di riscatto.
«La diversità è una risorsa», ribadisce con forza, parlando dell’integrazione tra studenti comunitari e non, favorita da percorsi artistici, sportivi e musicali. L’orchestra, il corso sportivo, i laboratori: lì si costruisce cittadinanza». Ma le difficoltà restano oggettive: «Senza trasporto scolastico, spiega, molti genitori non possono accompagnare i figli, e i docenti, per quanto disponibili, non possono farsi carico di tutto».
La dirigente Elisabetta Corvino ha le idee chiare: «A Castel Volturno non basta essere dirigenti burocratici, serve una leadership educativa ed emozionale. Serve andare oltre il proprio dovere, farsi carico delle fragilità delle famiglie, essere in prima linea sempre».
In tre anni ha trasformato la Garibaldi in un polo educativo che intercetta risorse, valorizza talenti, costruisce appartenenza. «Abbiamo portato i bambini in piscina grazie al PNRR, fatto musica, creato un coro, una band, una squadra di majorette. Ma prima ancora abbiamo ascoltato, accolto, visitato le famiglie che non rispondono al telefono, o che cambiano numeri ogni settimana».
Entrambi i dirigenti concordano: la dispersione è il nemico principale. «Il vero problema, dice Maiorca, è farli venire la mattina. Quando li abbiamo a scuola, non li lasciamo più. Li tratteniamo con attività fino alle 18, anche il sabato, ma senza trasporti e servizi, è una lotta impari». Corvino sottolinea il ruolo determinante dei fondi PNRR e PON. «Senza quei finanziamenti non potremmo fare nulla. Ma anche con pochi mezzi, la comunità risponde. C’è una generosità diffusa, un mutuo soccorso che commuove. I genitori comprano i vestiti per i cori, si autotassano per sostenere chi è più in difficoltà».
L’elemento comune più significativo? La multiculturalità. «Non è un problema, affermano entrambi, ma una straordinaria opportunità».
Corvino ci parla di quella che sarà la cittadella scolastica, il più grande polo scolastico d’Italia, in costruzione con un finanziamento del PNNR. Ci racconta di un progetto ancora in bozza per far nascere una scuola internazionale, all’interno della futura Cittadella Scolastica di Castel Volturno. «L’obiettivo è offrire un’offerta formativa plurilingue ed evitare che le famiglie ‘fuggano’ verso scuole private o internazionali fuori città». Come siamo soliti ripetere Castel Volturno non è solo un’emergenza sociale, è un laboratorio di futuro. La scuola, con tutte le sue fragilità e la forza di chi la guida, è il primo e più decisivo luogo in cui si può trasformare il destino di un’intera comunità.
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