
Circa un mese fa ci eravamo occupati qui dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, e in particolare del veto, proposto dalla Lega, per le scuole medie. In commissione cultura alla Camera, la deputata leghista Giorgia Latini lo scorso 15 ottobre aveva proposto e visto approvarsi un emendamento al DDL Valditara che vietava la possibilità ai ragazzi delle scuole medie di usufruire di programmi scolastici sui temi dell’educazione affettiva e sessuale. Ad un mese di distanza, durante l’iter di approvazione alla Camera Dei Deputati, il Carroccio fa dietrofront e rilancia: sì alle medie ma previo consenso dei genitori.
È dell’on Rossano Sasso (Lega) la firma al nuovo emendamento con cui la lega fa dietrofront. La nuova modifica prevede per le scuole medie quanto già previsto per i ragazzi delle superiori: apertura di percorsi formativi sul tema della sessualità e dell’educazione affettiva messi però al vaglio dei genitori. Si continua a escludere la possibilità di inserire percorsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia e nelle elementari, ma apre uno spiraglio sugli insegnamenti alle medie.
Il disegno di legge dovrebbe essere approvato entro questa settimana -se la retromarcia della Lega sarà accolta anche dagli altri partiti del centro destra- alla Camera, per poi passare al Senato e ricevere il via libera definitiva. La norma però continua a rendere piuttosto complicato l’accesso ai programmi educativi in questione: servirà il consenso informato di genitori. In base alla norma attuale infatti famiglie e tutori dovranno essere avvisati in anticipo su ogni aspetto, dai materiali didattici ai temi affrontati, fino ai nomi degli esperti esterni coinvolti.
Le reazioni alla prima proposta repressiva furono nettamente critiche: non solo le opposizioni politiche ma anche numerose associazioni e famiglie hanno sottolineato la necessità di programmi educativi come principale strumento di prevenzione. In una società ancora fortemente patriarcale, vessata da violenza e misoginia, l’educazione è uno strumento di prevenzione indispensabile. Non bastano le misure repressive, serve educazione che non è pornografia, non è ideologia gender ne deve essere oggetto di strumentalizzazione politica.
In questo senso si muovono anche i commenti alla nuova modifica. Da parte dei promotori è espressione evidente della volontà politica del governo non di vietare l’educazione ma di impedire l’avanzare dell’ideologia gender e dell’indottrinamento lgbtqia+. «Puntiamo a fare chiarezza. Noi non siamo quelli che vogliono vietare che in classe si parli di affetto e rispetto, dunque abbiamo optato per una modifica normativa alla luce della strumentalizzazione in atto» Così infatti interviene sul tema l’onorevole Sasso.
Di diverso avviso sono invece le voci di alcuni degli esponenti dell’opposizione. Irene Manzi, capogruppo del Pd in commissione Cultura, commenta così: «Abbiamo combattuto con determinazione dentro e fuori dal Parlamento per denunciare l’assurdità di quella norma e oggi possiamo dire che il risultato è arrivato: una vittoria del buonsenso, della scuola e della libertà educativa. È evidente che Valditara e la Lega, di fronte alle critiche diffuse e all’imbarazzo crescente, abbiano dovuto cambiare posizione». Ancora più critica la voce della deputata Stefania Ascara del M5S che rispetto al consenso informato interviene così: «Così le classi si spaccano: chi resta ad ascoltare e chi deve uscire perché mamma o papà non sono d’accordo. Un’educazione a metà, un diritto trasformato in privilegio».
Consenso informato e strumentalizzazione: questi i temi principali del dibattito. Se infatti questo cambio di passo della lega può essere considerata una buona notizia è indubbio che il meccanismo del consenso possa nella realtà dei fatti rendere difficile l’attuazione dei programmi. La possibilità per le scuole di avere classi spaccate è infatti una preoccupazione e rende macchinoso il meccanismo. Oltre che, come sottolineato dalla deputata Ascara rischiare di diventare un privilegio appannaggio di pochi.
Rispetto alla strumentalizzazione l’on. Sasso critica quella, a suo dire, fatta dalle opposizioni per il vecchio emendamento. Mentre le opposizioni esultano ora invece per la modifica attuale come un successo da ascrivere a loro. La sensazione, ancora una volta, è di come la strumentalizzazione sia totale da parte delle forze politiche anche su questo tema. Lo ribadiamo, nel caso al governo e alla destra non fosse chiaro: l’educazione sessuale e affettiva non è una questione di sinistra, è uno strumento indispensabile di prevenzione. Promuove la cultura del rispetto e la crescita emotiva, relazionale e sessuale dei giovani. Uno strumento necessario per contrastare la violenza.
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