
Rispondere al quesito “perché il centrodestra in Campania non ha ancora un candidato?”, almeno fino a ieri, non è cosa da poco. Le radici sono vecchie e ben più complesse. Proviamo quindi ad analizzare il vuoto politico della destra in Campania e le sue conseguenze sulle imminenti elezioni regionali di novembre.
Sembra improbabile poter pensare che la coalizione di governo, il centrodestra, che vince e stravince innumerevoli elezioni, in Campania fallisca miseramente. A poco meno di due mesi dalle consultazioni regionali, lo schieramento non ha un candidato (solo ieri si è fatto il nome Cirielli), non ha un programma e non ha un’idea in grado di smuovere l’elettorato. Il perché non si sia ancora arrivati ad esprimere un candidato è chiaro: il centrodestra non ha una classe dirigente adeguata in Campania. Ma cosa significa questo? Che a mancare non sono deputati, senatori o consiglieri, ma figure politiche in grado di costruire ponti. Esponenti di partito dall’alto spessore amministrativo capaci di unire a sé anime diverse e spesso in conflitto. Il centrodestra in Campania non ha figure di riferimento in grado di costruire quello di cui parliamo. Anche nei protagonisti di spicco manca un radicamento nei territori, che determina un forte distacco dall’elettorato. I motivi sono tanti e ben profondi.
Fratelli d’Italia, primo partito in Italia, non ha una classe dirigente radicata in sezioni e nei territori. Inoltre, la sua cultura derivante dalla destra storica, con tutte le sue sfumature e cambiamenti, in Campania non è riuscita ad attecchire come in passato. Forza Italia, partito fondato da Silvio Berlusconi, aveva un’ampia base di consensi. Il suo elettorato, composto spesso da centristi, negli ultimi anni è passato nello schieramento di Vincenzo De Luca, attratto dalla possibilità di essere vicino al potere ma soprattutto per l’ampiezza della coalizione dell’attuale governatore. Il terzo anello della coalizione, la Lega, in Campania sconta la sua ragione di nascita. Il partito antimeridionale fondato per scindere l’Italia è diventato una lavatrice di vecchi nomi politici, esuberi di altri partiti, in cerca di una nuova verginità politica.
In assenza di una scelta chiara, nelle ultime settimane il centrodestra campano ha alimentato un vero e proprio “toto-nomi”. Sul tavolo sono passati ex parlamentari, assessori regionali, sindaci di provincia, tecnici e outsider di varia estrazione. Una girandola che, più che rafforzare la coalizione, ne ha mostrato la confusione interna: ogni corrente ha il suo candidato, ogni gruppo locale prova a imporre un nome. L’unico risultato, finora, è stato quello di logorare il dibattito pubblico e dare l’idea di una coalizione priva di una guida, incapace di selezionare una figura condivisa e credibile. Ogni giorno viene fuori un nome diverso delle prime pagine dei giornali, e tutto questo “brucia” politicamente i papabili candidati e di conseguenza le loro correnti. Il risultato? Una coalizione ancor più frammentata, che litiga, e che dell’intesa non vede nemmeno l’ombra. Questo scenario favorisce il centrosinistra avvicinando i centristi, spesso l’ago della bilancia, alla coalizione “sicura” guidata da Roberto Fico. Nonostante i tanti dubbi su quest’ultima, il principale sponsor di Fico e i suoi è l’inefficienza del centrodestra.
Per esaminare il fallimento del centrodestra in Campania occorre fare un salto nel passato. Questa stagione politica senza riferimenti affonda le sue radici già nella sconfitta elettorale subita da Stefano Caldoro nel 2015. L’ex Presidente della giunta regionale vince le elezioni nel 2010 governando la regione e viene ricandidato nel 2015, quando le perde. Da lì in poi la destra non costruisce più, entrando in uno stallo politico testimoniato dal secondo fallimento alle elezioni del 2020. Già allora il centrodestra non trova la quadra e si riaffida di nuovo a Caldoro, che non gode dell’unione della colazione e dell’elettorato e che ottiene solo il 18,06% dei voti. Una sconfitta amarissima, che non sveglia il centrodestra, il quale entra in un limbo che dura fino ai giorni nostri. In Campania Giorgia Meloni e gli alleati hanno alzato bandiera bianca, consegnando la regione ad una forzatissima coalizione di centrosinistra. Quella di novembre in Campania è una sconfitta preannunciata da tempo.
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