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Magazine di promozione culturale, periodico mensile gratuito, che nasce nel 2002 a Castel Volturno, fondato da Tommaso Morlando, in concomitanza con una forte attività associazionistica praticata dal Centro Studi Officina Volturno sul territorio, in termini di salvaguardia ambientale e testimonianza contro la criminalità organizzata.

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Elezioni e astensionismo: più di 18 milioni di italiani non hanno votato

Gianrenzo Orbassano
Gianrenzo OrbassanoRedazione Informare
27 settembre 20225 min di lettura

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Elezioni e astensionismo: più di 18 milioni di italiani non hanno votato

Indice (4)

  • 1Eppure votare è un nostro diritto e dovere civico
  • 2Elezioni e astensionismo: un inesorabile aumento
  • 3E i giovani? Sfiduciati e disinteressati. Ma per chi hanno votato?
  • 4Perché in Italia non si vota più come una volta?

Purtroppo non è un titolo sensazionalistico: questo dato rispecchia la realtà. Le elezioni politiche del 2022 sono state vinte dal centrodestra, ma il dato che attira l’attenzione è quello dell’affluenza ai seggi elettorali. Domenica 25 Settembre sono stati chiamati al voto 50.869.304 milioni di italiani (dati Ministero dell’Interno). Se escludiamo gli oltre 4 milioni di italiani all’estero, solo il 63,91% di cittadini aventi diritto di voto – in Italia – si è recato alle urne. (fonte: Eligendo). In parole povere, l’astensionismo alle elezioni politiche del 2022 ha toccato quota 36,09% e ci fotografa una triste realtà: più di 18 milioni di italiani non hanno votato.

Eppure votare è un nostro diritto e dovere civico

L’articolo 48 della Costituzione, stabilisce infatti che tutti i cittadini maggiorenni, senza distinzione di sesso ed età, possono esprimere il proprio voto. Il principio su cui si fonda questo articolo è quello del suffragio universale, raggiunto solamente nel 1946, che consente a tutti i cittadini maggiorenni, senza alcun tipo di distinzione, di partecipare alle elezioni e prendere parte al voto. 

Nell’articolo si sottolinea inoltre come l’esercizio del diritto di voto sia un dovere civico. Ciò significa che non è strettamente obbligatorio, ma chiunque voglia essere un buon cittadino ha il dovere di esprimere il proprio voto. In ogni caso il diritto di voto non è obbligatorio e il suo esercizio è libero.

Elezioni e astensionismo: un inesorabile aumento

Questi dati, se confrontati con quelli degli anni scorsi, ci raccontano efficacemente come l’astensionismo è in continuo aumento. Un inesorabile aumento a dispetto di un dovere civico, sancito dalla nostra Costituzione. Nella storia della nostra Nazione, sono stati molteplici i momenti chiave dove i cittadini – oltre ad essere chiamati a fare una scelta – si sono ritrovati dinanzi a vere e proprie sliding doors storiche. I cambiamenti politici – spesso e volentieri – sono stati decisi proprio nelle cabine elettorali. Questo del 2022, rappresentava uno di quei momenti. Ma la risposta degli italiani è stata molto flebile rispetto agli anni passati.

In verità, già nel 1983 si ebbero i primi segnali di cedimento per quanto concerne l’affluenza al voto. Dal 1958 al 1979, la percentuale dei votanti nelle elezioni del Parlamento italiano – nello specifico, Camera dei Deputati – era solida tra il 93% e il 90%. Una risposta al voto oggi impensabile: dal 1983 al 2001, le percentuali scendevano dall’89% all’81%. Le politiche del 2006, ebbero un leggero rialzo all’84%, per poi calare di nuovo fino al 64% del 2022 (fonte Il Sole 24 Ore). A trascinare giù il dato della partecipazione è soprattutto il Sud: la Campania si ferma sotto il 54%, la Calabria e la Sardegna poco sopra il 50, solo Puglia e Sicilia mostrano una qualche tenuta. In pratica, il cosiddetto “partito astensionista” oggi conta più di 18 milioni di persone. In termini politici, sarebbe sicuramente il primo “partito” in Italia con il 36,09%.

E i giovani? Sfiduciati e disinteressati. Ma per chi hanno votato?

Pesa in particolare la disaffezione dei giovani nei confronti della politica. Secondo un sondaggio di Youtrend, l’84% dei giovani crede che questa campagna elettorale non ha fatto abbastanza per loro.  Secondo un report del 2019 sulla partecipazione politica dell’Istat il 27% dei 18-19enni e circa un quarto dei 20-24enni non partecipa in alcun modo alla vita politica, né in maniera attiva (partecipando a manifestazioni, seguendo comizi o partecipando alle attività di un partito), né in maniera passiva (informandosi sulle questioni politiche).

Curioso è il dato che testimonia, invece, le percentuali di gradimento dei giovani: per ogni fascia d’età, Opinio Italia ha costruito una classifica dei vari partiti con le percentuali di voto, dal più scelto al meno scelto. La fascia d’età di giovanissimi tra i 18 e i 34 anni, non ha votato in maggioranza il partito della Meloni, che si attesta solo al terzo posto dei più votati con il 15%.

Nelle altre due fasce d’età, invece, FdI è il partito in testa alla classifica, arrivando al 27% nella fascia d’età dai 35 ai 54 anni e al 25% tra gli elettori con più di 55 anni. I più giovani hanno prediletto il Movimento 5Stelle, che ha raggiunto il 20% di preferenze, e il Partito Democratico, al 16%. Risalta anche il dato sul Terzo Polo, più votato dai ragazzi dai 18 ai 34 anni d’età.

Inoltre, i giovani risultano disinteressati alla competizione politica perché non trovano offerte dedicate a loro. Gli improponibili interventi dei leader su Tik Tok, seppur simpatici, non hanno lasciato nulla di concreto. L’astensionismo è una tendenza generale di lungo periodo, ma nei giovani questo è un fenomeno molto preoccupante per il futuro della nostra democrazia.

Perché in Italia non si vota più come una volta?

Infine, concludiamo con una domanda che sa molto di nostalgia. Sono diversi i motivi che spingono i cittadini a non esercitare il diritto che più di tutti garantisce la partecipazione alla democrazia italiana. Da una critica radicale al sistema partitico alla difficoltà di recarsi alle urne (l’Italia è infatti l’unico Paese europeo che non garantisce il diritto di voto a distanza ai fuori sede). Ma non solo: i dati sulla povertà in Italia si fanno sempre più allarmanti. La povertà può influire in modo determinante con il dato dell’astensione.

Secondo un report Istat, elaborato dal Corriere della Sera, più è alta la percentuale di famiglie in povertà relativa (standard di una famiglia di due persone con consumi totali uguali o inferiori al consumo medio pro capite), più è alta la percentuale di astensionismo. A colpire è anche la forte disuguaglianza territoriale, a scapito delle regioni del Sud, in cui vi sono più famiglie povere e meno persone che si recano alle urne.

Tags
  • #astensionismo
  • #elezioni politiche 2022
Gianrenzo Orbassano
Redazione Informare

Gianrenzo Orbassano

Laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno, scrittore e aspirante giornalista. Appassionato di musica, poesia e cultura pop. Ama viaggiare e scoprire nuove visioni del mondo, per questo fa e disfa valigie di creatività.

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