
Le autorità del Pakistan hanno sospeso il servizio Internet sull’intero territorio nazionale, in concomitanza con le elezioni generali, in un clima di fortissima tensione politica. Il ministero dell’Interno pakistano ha annunciato che il servizio Internet è stato sospeso proprio a causa del «deterioramento della situazione di sicurezza» nel Paese.
Le autorità del paese da mesi non riescono a contrastare efficacemente il terrorismo. Mercoledì nella provincia del Belucistan due attentati fuori da due uffici elettorali, rivendicati dall’ISIS, hanno ucciso 28 persone. Benché le elezioni siano formalmente democratiche, il processo elettorale è pesantemente influenzato dall’esercito pachistano, che ha da sempre un’importanza centrale nella vita politica, economica e sociale del paese. Negli ultimi mesi l’esercito ha rafforzato il suo controllo sul processo politico ed elettorale.
La decisione di interrompere il servizio Internet ha suscitato però immediate polemiche da parte dei sostenitori dell’ex primo ministro Imran Khan, attualmente agli arresti. Secondo i suoi sostenitori il governo pakistano intende impedire a Khan di comunicare con i membri e gli elettori del suo partito, il Movimento per la giustizia del Pakistan (Pti).
Dopo essere stato destituito l’anno scorso, Imran Khan, era diventato primo ministro nel 2018 grazie all’appoggio dei militari. Ma egli stesso ha poi messo in atto un’ampia campagna pubblica contro l’esercito a causa della quale è stato più volte arrestato. Fino ad essere poi condannato a tre anni di carcere.
Per tutta la storia indipendente del Pakistan, cominciata nel 1947 con la divisione dall’India, l’esercito ha sempre avuto un’eccezionale importanza nella vita politica, economica e sociale del paese. Ha avuto un ruolo (nella maggior parte dei casi determinante) nella scelta di tutti i primi ministri del paese. Per quasi metà della storia del Pakistan (34 anni su 76) i generali hanno governato direttamente, tramite colpi di stato militari. L’esercito pachistano ha enormi interessi economici in tutto il paese, gestisce buona parte dei media e della propaganda. Inoltre gode di leggi speciali che di fatto consentono di imporre pene molto gravi a chiunque critichi i militari.
India, Russia e Iran in testa per numero di blocchi alla rete. Uno strumento di controllo e censura, per reprimere i movimenti pro democrazia e coprire le violenze e le violazioni dei diritti umani delle autorità. I governi di tutto il mondo bloccano l’accesso a internet come un’arma di controllo, repressione e per impedire che gli abusi di potere e le violenze commesse dalle forze dell’ordine possano essere documentate. Queste tattiche hanno conosciuto un rapido aumento sia nei regimi autoritari che nelle democrazie.
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