
Joe Biden e Donald Trump hanno superato la soglia dei delegati per aggiudicarsi le nomination dei loro partiti per le prossime elezioni USA del 5 novembre 2024. I due sfidanti ripropongono una scena già vista: già contendenti nel 2020, questa è la prima rivincita nelle elezioni presidenziali dopo 70 anni. Il “Mini Super Tuesday” è stato fondamentale per entrambi i candidati. Biden ha raggiunto 2.099 delegati su un totale di 3.934, mentre il suo avversario Trump ha ottenuto 1.215 delegati su 2.429, ma il problema non sono i numeri.
Joe Biden e Donald Trump rappresentano due visioni degli Stati Uniti completamente opposte. Da una parte ci sono i democratici e dall’altra i repubblicani ed entrambi hanno preso scelte, durante i loro mandati, totalmente impopolari. Come nella campagna del 2020, sebbene Biden rappresentasse la “novità”, i due candidati continuano solo a premere sui difetti reciproci. Infatti, i sondaggi suggeriscono che sarà una corsa che si ridurrà a margini ristretti in alcuni stati chiave. Federico Rampini ha detto che “la scelta è fra un deficiente ed un delinquente”.
Secondo l’attuale presidente Joe Biden, in un momento come questo la minaccia Trump è più grande che mai e gli USA stanno affrontando qualcosa che hanno già visto. “Credo che il popolo americano sceglierà di farci avanzare verso il futuro” ha detto Biden in una dichiarazione della sua campagna, affermando che ora bisogna affrontare una grande sfida per il futuro della democrazia. Sorgono però dei dubbi sulla ricandidatura di Biden riguardo la sua età. Il presidente 81enne in questi anni ha collezionato momenti che hanno alimentato le preoccupazioni verso il suo stato fisico e mentale.
Se prima Biden evitava l’argomento, adesso lo sta usando addirittura in campagna elettorale. In un video del 10 marzo pubblicato su Youtube sulla pagina del presidente, quest’ultimo inizia a scherzarci e a fare affermazioni come: “Sentite, non sono un ragazzo giovane, non è un segreto, ma io so come portare a termine le cose per il popolo americano”. Anche alla fine del discorso sullo stato dell’Unione ha ironizzato dicendo: “So che potrebbe non sembrare così, ma sono in giro da un po’”.
Nonostante ciò, il 68% degli americani ritiene che le sue politiche siano state inefficaci ed un tema molto caldo al momento è quello dell’immigrazione, soprattutto per quanto riguarda le guerre in Ucraina e Palestina. Trump sull’argomento si pronuncia sempre con i suoi toni “catastrofici”, quelli che lo fanno sembrare l’unica soluzione, ma il problema dell’immigrazione è un problema reale e non solo elettorale.
Donald Trump, a 77 anni, rimane una certezza molto popolare tra gli elettori repubblicani. La sua campagna sull’immigrazione non poteva che essere più severa affermando che avrebbe preso l’impegno di “sigillare il confine” ed attuare deportazioni “da record”.
L’ex presidente ha promesso di combattere la criminalità e di aumentare la produzione energetica interna, per poi seguire con il porre fine alla guerra in Ucraina e con un tono molto patriottico. Insomma, un pacchetto perfetto per l’elettorato repubblicano. Non ci si poteva aspettare diversamente da Mr. Make America Great Again. E mentre Trump continua a fare solo campagna elettorale interna, il suo linguaggio diventa sempre più violento e pericoloso.
Intanto, per quanto riguarda il coinvolgimento dell’Italia, il nostro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, non può rinnegare la vicinanza agli ideali repubblicani ma non può neanche sconvolgere gli equilibri del suo ruolo istituzionale. Il lavoro che Giorgia Meloni sta svolgendo in politica estera è molto più vicino agli ideali democratici di Biden. La preoccupazione più grande rimane però quella che ci si può aspettare di tutto da queste elezioni. I risultati possono cambiare in ogni momento, invece l’America quando cambierà?
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