
È stato un commiato silenzioso, senza clamore, quello di Elisabetta Belloni dall’incarico che la legava alle istituzioni europee. Nessuna conferenza stampa, nessun comunicato altisonante. La notizia, ufficializzata all’inizio di luglio, annuncia che lascerà l’incarico per “motivi personali” e farà rientro in Italia a settembre, al termine delle missioni istituzionali previste in Cina e Giappone.
Belloni, ex segretaria generale della Farnesina e attuale direttrice del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), è una delle figure più riservate ma anche più influenti della diplomazia italiana ed europea. Il suo ruolo a Bruxelles, mai del tutto visibile al grande pubblico, si era ritagliato uno spazio cruciale nei corridoi dove si trattano i grandi equilibri geopolitici.
Dietro le quinte, tuttavia, l’addio di Elisabetta Belloni ha fatto rumore. Entrata in carica alla fine di gennaio come Chief Diplomatic Adviser, Belloni si è congedata con una lettera indirizzata direttamente a von der Leyen, dopo un colloquio faccia a faccia. La presidente avrebbe tentato invano di farle cambiare idea. Ufficialmente si tratta di ragioni personali, una motivazione già sperimentata all’inizio del 2025 quando lasciò la direzione del DIS.
Il suo addio anticipato lascia un vuoto, soprattutto in una fase in cui la Commissione è sotto pressione: la mozione di sfiducia in agenda il 10 luglio, la necessità di rinnovare le alleanze con Berlino e Parigi e il faro acceso sui dossier energetici e geopolitici.
Balasz Ujvari, il portavoce della Commissione per il bilancio e il personale, ha risposto con un “no comment” alla domanda se sia vero che Belloni abbia lasciato il posto di Chief Adviser di von der Leyen perché non andava d’accordo con il capo di gabinetto, Bjoern Siebert. “Dispongo di pochissime informazioni sul caso. L’unica cosa che posso fare è confermare che Belloni lascerà la sua posizione, ma non ho informazioni”, ha detto.
A detta di fonti Ue, non sono in corso decisioni immediate su un successore: la riflessione proseguirà dopo l’estate. Tuttavia, il nome di Belloni resta centrale sulle agende istituzionali italiane: la sua capacità di mediazione e la rete europea consolidata la rendono una figura difficile da sostituire.
L’addio senza clamore di Belloni serve anche da campanello d’allarme: l’equilibrio tra la tradizione diplomatica e il modello decisionale verticale della Commissione è sempre più precario. In un momento in cui l’UE sembra oscillare tra tecnocrazia e leadership politica forte, l’assenza di una voce mediatrice come la sua rischia di rendere più fragili i canali istituzionali internazionali.
Nata a Roma il primo settembre 1958, Elisabetta Belloni si è diplomata presso l’Istituto Massimo dei Gesuiti, successivamente laureandosi con lode in Scienze Politiche nel 1982, con tesi in tecniche di negoziato internazionale. Entra in Farnesina nel 1985, con incarichi a Vienna, Bratislava, e in vari uffici centrali, tra cui la Direzione per l’Europa e l’Ufficio Russia. Tra il 2004 e il 2008 guida l’Unità di crisi del Ministero; poi diventa Direttore generale per Cooperazione allo sviluppo (2008–2012), e poi per Risorse e Innovazione.
Nel 2014 viene promossa Ambasciatrice di grado e nel 2015 nominata Capo di Gabinetto del Ministro a Palazzo Farnese. Dal 2016 al 2021 è Segretario generale della Farnesina, la prima donna a ricoprire tale ruolo. Nel maggio 2021 il presidente Draghi la nomina Direttore del Dipartimento di Informazioni per la Sicurezza (DIS), diventando la prima donna alla guida dell’intelligence italiana.
Il 29 gennaio 2025 viene chiamata a Bruxelles da Ursula von der Leyen come Chief Diplomatic Adviser nell’ambito del servizio IDEA della Commissione europea, con contratto iniziale di due anni
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