
Nella giornata del 9 marzo, c’è stato uno scambio tra il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, Elon Musk e il segretario di Stato Usa, Marco Rubio. Il topic era l’uso dei satelliti Starlink in Ucraina. Così Elon Musk commenta la situazione su X: “Se spegnessi Starlink, la prima linea di Kiev crollerebbe”.
Il tweet di Musk è arrivato poche ore dopo lo scambio avvenuto tra le tre figure politiche. L’opinione pubblica ha reagito al post interpretandolo come un nuovo possibile attacco statunitense agli sforzi di difesa dell’Ucraina. L’amministrazione di Trump ha manifestato sin dai primi giorni una frattura rispetto a quella di Biden – e tutto ciò mentre l’Ucraina retrocede, soprattutto nella zona del Kursk. Tuttavia, quest’ultima uscita ha richiesto una smentita da parte del miliardario sudafricano. Elon Musk commenta quanto precedentemente affermato: “Per essere estremamente chiari, non importa quanto io non sia d’accordo con la politica ucraina, Starlink non spegnerà mai i suoi terminali. Sto semplicemente affermando che, senza Starlink, le linee ucraine collasserebbero, poiché i russi possono bloccare tutte le altre comunicazioni! Non faremo mai una cosa del genere né la useremmo come merce di scambio.” A sua detta, si tratterebbe semplicemente di un’osservazione.

Il peso delle affermazioni di Musk genera una serie di reazioni conseguenti. Nel mirino dell’imprenditore sudafricano questa volta è finito il ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski. Quest’ultimo aveva espresso il suo dissenso circa l’inaffidabilità di Starlink, troppo collegata ai cambi di umore di Musk. Ciò che ha davvero preoccupato l’opinione pubblica internazionale è stato il modo in cui Musk ha zittito il ministro: “Stai zitto, ometto. Paghi una piccola parte del costo e non c’è niente che possa sostituire Starlink.” Perchè? Musk si era dimostrato disponibile e favorevole all’invio di missili Starlink all’inizio della guerra, acclamato come un eroe. La sua posizione oggi è arrivata ad essere molto più critica, mettendo in difficoltà l’Ucraina, in buona parte dipendente dagli aiuti militari statunitensi.
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