
Il centro chirurgico per vittime di guerra di Emergency a Kabul oggi ha soccorso 20 feriti, di cui due già morti all’arrivo.
Alle ore 13:45 afgane, la Moschea Al-Fatah, parte del complesso di edifici appartenenti al ministero dell’interno, è esplosa in un attentato suicida da cui si sono rilevati finora 16 feriti e 2 morti, un numero in probabile crescita. «Attorno alle due del pomeriggio abbiamo iniziato a ricevere nel nostro ospedale alcuni pazienti, ma non avevamo avuto nessuna notizia di un attentato – spiega Dejan Panic, coordinatore di EMERGENCY in Afghanistan. – Nel corso di pochi minuti, il numero di feriti è aumentato e i pazienti hanno raccontato di un attacco suicida causato dall’esplosione di un BBIED (Body Borne Improvised Explosive Device)».
Solo il 30 settembre al centro educativo di Kaj, nel quartiere di Dasht-e-Barchi, a pochi chilometri dal centro della città un altro attacco suicida ha ucciso 50 persone. Mentre il 17 agosto un’altra esplosione colpisce il distretto 17. Sono solo gli attacchi più recenti, ma che fanno da seguito a una lunga serie di episodi di violenza che, come una ruota ferma su un perno costante, ha le conseguenze peggiori sulla società civile.
Da più di un anno, in Afghanistan, i ritmi quotidiani sono scanditi da violenza e incomunicabilità verso un governo abusivo, quello talebano, che grava con la morte sulla situazione già critica alla base della società afghana.
Una mass casualty è un evento disastroso in cui il coinvolgimento di ingenti numeri di persone (feriti) sovrasta le possibilità materiali di assistenza sanitaria. Con quella di stamattina, si arriva a 2016 vittime civili dei violenti attacchi che scandiscono i ritmi vitali della capitale afghana (nel periodo che va da agosto 2021 a giugno 2022, fonte: UNAMA); per il personale sanitario Emergency attivo a Kabul, invece, diventano 23 le mass casualty gestite dall’inizio dell’anno e la seconda in 5 giorni.
di Tonia Scarano
Crediti foto: Vincenzo Metodo
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