
La morte di Angelo Correra, 18 anni, avvenuta la scorsa notte dopo essere stato colpito da un proiettile alla testa, non è solo una tragedia personale, ma un drammatico sintomo di una realtà ben più complessa: quella della facile disponibilità di armi da fuoco tra i giovani, soprattutto in contesti urbani come quello di Napoli.
Angelo è la terza vittima giovanile in pochi giorni, dopo Emanuele Tufano e Santo Romano. Quello che sta emergendo in tutta la sua tragicità è un fenomeno che, troppo spesso, viene ignorato o sottovalutato dalle autorità competenti: la facilità con cui giovani, spesso neanche maggiorenni, riescono a entrare in possesso di pistole e armi da fuoco.
Il fatto è avvenuto intorno alle 5 del mattino, tra via dei Tribunali e vico Sedil Capuano, nel cuore di Napoli. Angelo Correra è stato colpito alla testa da un proiettile esploso dalla pistola di suo cugino, Renato Caiafa, di 19 anni. Secondo il racconto fornito da Caiafa alla polizia, la pistola, che aveva cambiato più volte mani prima dell’incidente, è partita accidentalmente a causa di una combinazione di imprudenza e imperizia. Nonostante il rapido intervento dei soccorritori, Angelo non ce l’ha fatta, spirando intorno alle 11 a causa di un’emorragia cerebrale.
Ma ciò che colpisce, e che ha spinto le forze dell’ordine a indagare su come l’arma sia finita nelle mani dei giovani, è proprio la domanda che molti si pongono: come è possibile che un gruppo di ragazzi, spesso anche minorenni, possieda una pistola?
Oggi avere una pistola sta diventando quasi una normalità tra i più giovani. Le armi, spesso di provenienza illegale, sono facilmente reperibili grazie alla rete di traffici che attraversa il paese, oppure si possono semplicemente acquistare sul web senza documentazione alcuna. Questo ha un impatto diretto nelle periferie e nelle zone più marginalizzate. Le pistole, a volte rubate a collezionisti o smaltite da polizia e forze armate, vengono poi vendute a prezzi accessibili, rendendo la loro acquisizione un gioco da ragazzi per chi è disposto a rischiare.
Negli ultimi 5 anni, il numero di sequestri di armi da fuoco tra i minorenni è aumentato del 20%, con un picco di casi concentrati nelle grandi città come Napoli, Roma e Palermo. Non è quindi raro che giovani, magari con pochi soldi in tasca e un desiderio di potere o intimidazione, possano entrare in contatto con il mercato illecito delle armi.
Sprecato ripetere che si dovrebbe promuovere una cultura della sicurezza tra i giovani, attraverso programmi scolastici e iniziative sociali che mettano in evidenza il rischio mortale legato all’uso di armi. Nulla sembra possa invertire la rotta: non solo dissuasione, ma anche sensibilizzazione alle gravi conseguenze della violenza giovanile. L’impegno, quindi, non si deve limitare al sequestro di queste armi: dal mese di gennaio ad oggi, il Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli ha condotto una serie di operazioni mirate al contrasto del traffico illecito di armi sul territorio.
I risultati di queste attività dimostrano un fenomeno dilagante in tutta la provincia di Napoli. Nel corso di questo periodo, i Carabinieri hanno sequestrato un totale di 71 armi da fuoco ed inoltre, sono state sequestrate 98 armi da taglio, con un picco di 19 sequestri registrato nel mese di agosto. Non è sufficiente quello che si cerca di fare per reprimere questa problematica. “A Napoli stiamo affrontando una reale emergenza legata alla presenza di armi nelle mani dei ragazzi. Ci sono giovani che iniziano a commettere reati con armi già a 14-15 anni, e questo deve farci riflettere profondamente e spingerci ad agire” dichiara il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.
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