
L’emergenza immigrazione è un tema dibattuto e fortemente discusso negli ultimi giorni. I dati parlano di un aumento del 51% di sbarchi nell’anno 2022. Il Governo italiano continua a districarsi tra possibili soluzioni per arginare il fenomeno, cercando la mediazione dei Paesi da cui hanno origine gran parte degli sbarchi.
Antonio Tajani ha telefonato il Ministro degli Esteri tunisino Othman Jerandi, chiedendo “un forte impegno al governo tunisino per contrastare le partenze irregolari dei migranti e sul favorire un maggior numero di rimpatri”.
La prossima settimana il nostro Ministro per gli Affari Esteri andrà a Tunisi per tentare un accordo politico. Le sue parole sul tema sono state molto chiare: “Sono stato ieri in Turchia, sarò la prossima settimana in Tunisia e probabilmente in Egitto per individuare una strategia che permetta all’Italia di fare accordi con i Paesi chiave, da dove partono i migranti o che possono bloccare il flusso migratorio.
Senza accordi con questi Paesi è difficile trovare la soluzione. Egitto e Turchia sono due grandi Paesi che garantiscono la stabilità dell’intera area. Poi, la Tunisia è un Paese da dove partono. Tutto questo deve essere finalizzato a trovare una soluzione per la Libia, dove bisogna andare a votare e avere un Governo stabile. Ma, anche lavorando con Egitto e Turchia, si può contribuire alla stabilità di questo Paese”.
Ed ha aggiunto: “l’Italia vuole giocare un ruolo da protagonista perché se si risolve la questione libica e si lavora bene con la Tunisia si risolve anche il problema migratorio. Non è un problema di facile soluzione perché ci sono tanti motivi che spingono queste persone ad andarsene”.
La realizzazione di un nuovo Patto Ue in materia di sbarchi è un obiettivo che si tenta di raggiungere da settembre 2020. Il 9 e 10 febbraio a Bruxelles si terrà un Consiglio europeo per affrontare la questione e tentare una soluzione comune. L’Europa vuole realizzare un piano che non preveda il superamento del Trattato di Dublino. Il principio cardine di tale trattato prevede che sia lo Stato di primo approdo del migrante a farsi carico della sua domanda di asilo .
Non c’è dubbio che il fenomeno dell’immigrazione sia strettamente geo-politico, ma non dimentichiamo l’aspetto umano della faccenda. Spesso dimenticando questo fattore essenziale, si rischia di essere non dalla parte delle vittime, ma dalla parte di chi, pur di fare giustizia e colpire i trafficanti e i governi collusi, colpisce soltanto disperati che hanno anch’essi diritto a desiderare una vita migliore. Il porto sicuro è questo: poter assicurare a se stessi la sopravvivenza, ai propri figli un futuro.
È un desiderio di tutti gli esseri umani, purtroppo non condiviso da tutti, che si concretizza in un conto di morti di ogni età, condizione e miopia della storia. Il mondo non è solo globale per la presenza di informazioni veloci, internet e connessioni, è globale perché è abitato da una sola specie: quella umana.
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