
Secondo i numeri del 2023, l’emergenza umanitaria mondiale ha toccato numeri da record arrivando a quasi 76 milioni di sfollati tra guerre, crisi e disastri ambientali. Questa cifra altissima si conta nei conflitti nel Sudan, nella Striscia di Gaza e nella Repubblica Democratica del Congo. I dati sono arrivati dal rapporto dell’ osservatorio Internal Displacement Monitoring Centre, che si trova a Ginevra, in Svizzera. Il rapporto IDMC rappresenta una delle fonti principali per quanto riguarda gli spostamenti interni di persone. Nel 2022 si contavano 71,1 milioni di sfollati, di conseguenza i numeri di oggi sono preoccupanti.
Solo negli ultimi 5 anni, il numero degli sfollati nel Sudan, a Gaza e nella Repubblica Democratica del Congo sono saliti del 50%. L’emergenza umanitaria legata agli sfollati è un problema mondiale: nei campi di profughi, quest’ultimi dipendono totalmente da aiuti umanitari esterni, infatti la crisi legata alla fame ed alla salute diventa sempre più intrinseca in questi luoghi. A differenza dei rifugiati, gli sfollati rimangono nel proprio paese, ma sono costretti a fuggire dalle proprie cose per via di guerre e crisi ambientali che devastano completamente le loro condizioni di vita.
Il Sudan rappresenta sicuramente il caso più critico, dove l’emergenza umanitaria si fa sentire ormai da anni. Parliamo di 9,1 milioni di sfollati interni, ovvero il numero più alto mai registrato in un singolo paese dal 2008 e dall’inizio del conteggio dell’IDMC. La guerra in Sudan ha causato 12mila vittime e milioni di sfollati, dove la crisi umanitaria colpisce soprattutto con casi di colera, dovuti alle precarie condizioni igienico sanitarie. Eppure questa guerra, continua a non essere al centro della comunità internazionale, nonostante le condizioni interne siano al limite della dignità umana.
Fino al dicembre scorso, l’area sud orientale dello stato del Gezira era rimasta lontana dalla violenze, infatti era il luogo in cui si sono rifugiati la maggior parte dei civili. Considerando la storia di guerra del Sudan completa, a gennaio 2024 è in realtà cominciato il decimo anno di conflitti di questo paese. Ma nell’aprile del 2023, la guerra si è riaccesa ed ha ricominciato ad estendersi, così come il numero di vittime e sfollati, soprattutto nelle città e vicino al confine con il Darfur.
La direttrice dell’IDMC, Alexandra Bilak, ha dichiarato: “Negli ultimi due anni, abbiamo assistito a un numero allarmante di persone costrette a fuggire dalle proprie case a causa di conflitti e violenze, anche in regioni in cui la tendenza stava migliorando”. Per la precisione si registrano 68 milioni di civili fuggiti per guerra o motivi legati comunque alla violenza. Mentre per i disastri ambientali, si registra uno sfollamento forzato di 7,7 milioni di civili. Inoltre, negli ultimi 5 anni, il numero di profughi legato a motivi di guerra o violenza è salito di 22,6 milioni, con dei picchi importanti tra il 2022 ed il 2023.
Per quanto concerne gli sfollati per disastri ambientali, ogni anno milioni di persone sono costrette a spostarsi secondo l‘Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Ad esempio l’anno scorso, le inondazioni in Pakistan ed il tifone Noru nelle Filippine, hanno registrato numeri da record con 32,6 milioni di sfollati. Secondo la Banca Mondiale infatti, entro il 2050, 216 milioni di persone potrebbero iniziare a migrare a causa dei cambiamenti climatici.
Infine secondo i dati dell’Unhcr, nella città di Cox’s Bazar in Bangladesh, vi è il campo profughi più grande al mondo che conta quasi un milione di sfollati. Mentre secondo il rapporto di Medici Senza Frontiere, nel campo di Um Sangour in Sudan, si è passati da 30mila profughi a 70mila, dove le malattie più frequenti sono il morbillo, la polmonite e la malnutrizione.
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