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Emily Tamburrino: il talismano del Napoli Campione

Antonio Casaccio
Antonio CasaccioRedazione Informare
22 giugno 20254 min di lettura

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Emily Tamburrino: il talismano del Napoli Campione

Indice (11)

  • 1Chi ti ha trasmesso la passione per il Napoli? 
  • 2Come sei stata scelta la prima volta per portare la Coppa? 
  • 3Cosa hai provato quel giorno? 
  • 4Quest’anno invece com’è andata? 
  • 5Quell’emozione si vedeva anche da fuori…  
  • 6Che rapporto hai con Castel Volturno? 
  • 7Cosa ti dà Castel Volturno che Napoli non ti dà? 
  • 8Tu sei una modella. Quanto conta l’estetica in questo ambiente? 
  • 9Che consiglio daresti a una ragazza che vuole entrare in questo mondo? 
  • 10Hai detto una cosa bellissima: quella luce negli occhi. Tu a chi la leghi? 
  • 11Prossimo sogno? 

Il quarto scudetto del Napoli, così come il terzo, appartiene a Castel Volturno. Non solo per il centro sportivo dove quasi ogni giorno i calciatori si recano per la preparazione atletica pre e post-gara, ma anche perché nel giorno della premiazione e dell’alzata in cielo del trofeo allo Stadio Maradona, a portare la coppa al centro del campo è stata Emily Tamburrino, castellana doc e figlia di questo territorio. L’abbiamo così ospitata in redazione per farci raccontare le emozioni provate in quei momenti.  

Chi ti ha trasmesso la passione per il Napoli? 

«Forse la città stessa. Mio padre è tifoso da divano, mio nonno lavorava allo stadio portando bibite. Ma penso che sia Napoli, con il suo calore, a farti innamorare della squadra». 

Come sei stata scelta la prima volta per portare la Coppa? 

«Tramite una mia amica che aveva collaborato con la Lega Basket. La Lega Serie A cercava ragazze napoletane, volti puliti. Alla fine mi scelsero. Il giorno della partita, la responsabile scese negli spogliatoi e disse: “Emily, porti tu la coppa”. Lì ho capito che stavo per entrare nella storia». 

Cosa hai provato quel giorno? 

«Non esisteva nessuno. C’eravamo solo io e la coppa. Per me non era lavoro, era la mia squadra, dopo 33 anni. Pesa quasi 9 kg, mi sudavano le mani. Avevo paura di farla cadere. Quando l’ho consegnata e sono scesa giù, ho chiamato la mia famiglia e ho pianto. Lacrime di gioia, ansia, emozione. Non le dimenticherò mai». 

Quest’anno invece com’è andata? 

«Molto più complicata. Non si sapeva se la premiazione sarebbe avvenuta a Napoli o Como. Il lunedì provo a prendere il biglietto con dieci computer, niente. Ma dentro di me sentivo che sarebbe successo qualcosa. Il mercoledì mi arriva una foto di due anni fa: “Emily, vi riconfermiamo”. Tutto si è incastrato perfettamente. Eravamo in due. Io ho detto: “La porto io”. Non perché faccio la modella, ma perché sono tifosa. Toccarla, portarla, è un onore. È la mia squadra, la mia città, la mia storia». 

Quell’emozione si vedeva anche da fuori…  

«La bellezza può aiutare, ma la luce vera viene da dentro. In video si vedeva: era la gioia che usciva dagli occhi. Non ero solo una ragazza che portava la coppa. Ero una cosa sola con la coppa». 

Che rapporto hai con Castel Volturno? 

«Ci sono nata, anche se la clinica era a Napoli. Il villaggio Coppola è la mia casa. Ho fatto lì le scuole, ci ho vissuto ogni momento. È la mia zona comfort. È casa perché scendi in strada e conosci tutti, non per modo di dire: ci siamo cresciuti insieme. Anche un domani mi piacerebbe che i miei figli crescessero qui». 

Cosa ti dà Castel Volturno che Napoli non ti dà? 

«Una tranquillità diversa. Quando ero piccola, mia madre poteva lasciarmi al cinema o a piazza delle Feste, sapendo che qualcuno mi teneva d’occhio. È come una grande famiglia: ci conosciamo tra generazioni. È un senso di comunità che in città oggi si trova meno. E poi c’è un’umanità vera, un’accoglienza spontanea. Per me, Castel Volturno è uno specchio dell’Europa del futuro». 

Tu sei una modella. Quanto conta l’estetica in questo ambiente? 

«Faccio la modella da quando avevo tre anni, ma a 19 ho scelto di lavorare anche in ufficio. Ora vendo abbigliamento nei negozi, ma continuo a lavorare nel mondo dei videoclip. È parte di me. Sarei ipocrita se dicessi che non conta. Ma oggi essere belle è facile. A fare la differenza è il carattere. E la Lega, se mi ha richiamata, è anche per come ho gestito pressioni e responsabilità, non solo per l’immagine». 

Che consiglio daresti a una ragazza che vuole entrare in questo mondo? 

«Di rispettare se stessa. Se hai un carattere debole, lascia perdere. Ti etichettano e ti bruciano. Ma se rispetti te stessa, costruisci rapporti puliti, e hai pazienza, allora sì: ce la fai. Il rispetto è la parola chiave della mia vita». 

Hai detto una cosa bellissima: quella luce negli occhi. Tu a chi la leghi? 

«A Dio. Il karma esiste, ma la forza interiore è la vera luce. I lividi della vita insegnano. Io ne ho avuti tanti. Ma se oggi sono qui, è perché ho lasciato un segno pulito in chi ho incontrato». 

Prossimo sogno? 

«La Champions. Se vinciamo un altro scudetto, festeggiamo. Ma noi napoletani non ci accontentiamo mai». 

Tags
  • #castel volturno
  • #emily tamburrino
  • #scudetto
Antonio Casaccio
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