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Emma Marrazzo: la battaglia di una madre per la sicurezza sul lavoro

Manuel Vita Verde
Manuel Vita VerdeRedazione Informare
19 giugno 20243 min di lettura

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Emma Marrazzo: la battaglia di una madre per la sicurezza sul lavoro

Indice (1)

  • 1Una lotta per la sicurezza sul lavoro

Dopo la morte della figlia Luana D’Orazio, Emma Marrazzo denuncia le carenze nella sicurezza sul lavoro e chiede giustizia.

Luana è morta il 3 maggio del 2021, inghiottita dall’ingranaggio di un orditoio manomesso nella fabbrica in cui lavorava a Montemurlo, in provincia di Prato. Per Emma Marrazzo non si tratta di una fatalità, ma di un omicidio. “Non sono fatalità: si chiamano omicidi, perché, come ad esempio nel caso di mia figlia Luana, è stato manomesso il macchinario, che non aveva nessuna protezione. Non è un caso”, spiega in un’intervista a L’Espresso Emma con la voce ferma, ma intrisa di dolore e determinazione.

Luana è morta lavorando per dare stabilità al suo bambino, alzandosi ogni mattina alle cinque. “Quel giorno lei sarebbe dovuta rientrare a pranzo: era il mio compleanno – ricorda la madre -, alle 13.40, mentre l’acqua della pasta stava per bollire, sono arrivati due carabinieri a darmi la notizia: mia figlia si trovava all’obitorio.”

Una lotta per la sicurezza sul lavoro

Emma Marrazzo si batte per il tema della sicurezza sul lavoro, porta avanti le sue istanze, partecipa ai processi, interviene nelle scuole. “Senza la sicurezza, non si torna a casa. Voglio dirlo ai giovani perché le Istituzioni sono assenti e, mentre i responsabili patteggiano o si salvano, in un modo o nell’altro, con attenuanti e con sospensioni della pena, il nostro, di noi famigliari, è un ergastolo a vita. Ci vogliono pene gravi o gravissime”.

“Non si può immaginare il dolore di una mamma che perde un figlio. Non passa, aumenta. Mi aggrappo a mio nipote, non ricordo più com’ero prima di quel giorno. Luana riempiva la casa di gioia, mi manca in tutto. Quella porta non si apre più e così la ritrovo nei ricordi e nel suo cellulare, dove riascolto i suoi audio. Mi manca andare in giro con lei, condividere. Quando riscuoteva lo stipendio era felice e mi portava subito fuori. Aveva tempo per tutti, anche dopo il lavoro. Con suo figlio, con me, con le amiche, con il suo compagno: trovava il tempo per amarci tutti. Non è giusto andare a lavorare per produrre quel poco di più per l’azienda e perdere la vita, lasciare un figlio orfano. I sindacati devono unirsi tutti. Non ho mai ricevuto una lettera da parte dell’azienda e il giorno del funerale hanno lasciato aperta la fabbrica. Non voglio vendetta, ma dare un segnale chiaro”.

La storia di Luana D’Orazio è una tragica testimonianza di come la mancanza di sicurezza sul lavoro possa avere conseguenze devastanti. Emma Marrazzo continua a lottare per la giustizia e per un futuro in cui nessuna madre debba più affrontare un dolore simile. Ma quante altre vita dovranno spezzarsi prima di capire che il profitto non può sovrastare la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici?

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  • ##politica
  • #Luona D'Orazi
  • #morti sul lavoro
  • #sicurezza sul lavoro
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