
Se i profughi sono oggi in cima all’agenda politica di numerosi paesi, a volte con non poca preoccupazione, nel mondo antico avevano una dimensione molto diversa. E non costituivano un “pericolo”. Il Mediterraneo, ennesima vittima di un cambiamento climatico che ne sta mutando fauna e flora, abbraccia muto la tragedia contemporanea di tanti disperati. Naufragi in realtà sono sempre accaduti, ma un tempo avvenivano perché tempeste e bonacce avevano la meglio sulle fragili imbarcazioni portate dal vento: ci si affidava alla perizia di marinai abili con vele e remi, a naviganti capaci di orientarsi con la posizione delle stelle e grazie alla conoscenza di rotte solcate per tradizione o per esperienza, tracciate il più delle volte dai racconti di chi ce l’aveva fatta.
Oggi, a dispetto delle più sofisticate tecnologie, avanzano decine di esseri umani su gommoni sgangherati o tinozze arrugginite guidate da capitani improvvisati, con poco carburante e senza alcuna dotazione di bordo, con la sola speranza negli occhi dell’altra sponda. Eppure, la spinta a fuggire è dettata spesso da medesime cause: guerre, persecuzioni, cataclismi, fame.
Un profugo eccellente, calato dall’epica, resta Enea. Non è un eroe ordinario: di nobilissime origini, la madre è la dea Venere, è coraggioso ma non si serve di stratagemmi, è forte ma non invincibile, è anzi un vinto e abbandona la propria città al nemico come un disertore, obbediente alla promessa di un destino sconosciuto, tutto da conquistare. Compare nell’Iliade al fianco di Ettore come migliore dei combattenti, ma Omero non lo colloca oltre la conquista di Troia. Le sue peregrinazioni nel Mediterraneo saranno fatte proprie da molti scrittori, da Timeo a Dionigi d’Alicarnasso, e dai latini Ennio, Nevio, Fabio Pittore, Varrone e Tito Livio.
Ma è con Virgilio che Enea diventa un eroe nuovo, tracciando del suo vagabondare un percorso preciso, ancorato a siti ben identificabili. Su queste tracce è costruito l’Itinerario Culturale Rotta di Enea, 25 tappe come da Eneide, per ripercorrerne, attraverso Turchia, Grecia, Albania, Tunisia e Italia, luoghi che oggi sono città mediterranee, siti Unesco, parchi archeologici, aree marine protette e parchi naturali. Rotta di Enea è anche il 45^ Itinerario riconosciuto dal Consiglio d’Europa perché il poema Virgiliano non è solo un racconto epico straordinario, ma racchiude nel suo progetto narrativo valori fondamentali, inalienabili per l’Europa: la mescolanza delle culture, l’accoglienza dell’altro, la solidarietà tra le generazioni e il supporto ai giovani per garantire loro un futuro di prosperità, senza conflitti.
L’Eneide è senza dubbio un’opera letteraria che va inquadrata nel contesto storico-politico dell’età di Augusto. Tuttavia, per il suo messaggio universale, è stata definita “il classico dei classici”: così, infatti, il premio Nobel Thomas Stern Eliot, nel 1944, che ne riconobbe il fondamento della futura comunità europea perché il poema, pur esaltando l’identità di un popolo antico, al di là della brutalità della guerra, aveva come scopo la costruzione di una pace ispirata a valori comuni. Il viaggio è uno strumento di conoscenza, un modo diretto per avvicinare civiltà diverse: in questo senso il Consiglio d’Europa promuove Itinerari che valorizzino la memoria, la storia e il patrimonio europeo.
Rotta di Enea comprende un network di oltre sessanta partner tra Istituzioni pubbliche, private, culturali e museali, ma anche fondazioni, università, scuole. La Campania ha un ruolo rilevante all’interno del percorso, come all’interno della stessa Eneide con il libro VI, centrale nel poema. La vicenda di Palinuro, l’incontro con la Sibilla, la ricerca del ramo d’oro e l’Oltretomba, la morte di Miseno e di Caieta: un nucleo di riferimenti emblematici che fa della Campania un hub inalienabile per l’Itinerario Rotta di Enea, che qui ha realizzato le prime quattro edizioni dell’omonimo Festival Internazionale (F.I.R.E.) e non solo. Una Campania in cui la stratificazione di uomini e culture, lingue, esperienze, storia e contatti genera un’appassionante continuità, nel rispetto della gente di mare e dell’accoglienza.
di Mariateresa Moccia Di Fraia
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