
Il nuovo anno scolastico è alle porte e le tendenze del ministero sono sempre le stesse: ancora l’ennesima stretta sull’uso dei cellulari a scuola.
Il 16 giugno 2025 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato una dichiarazione: «Facendo seguito alla nota ministeriale n. 5274 dell’11 luglio 2024, è disposto anche per gli studenti del secondo ciclo di istruzione il divieto di utilizzo del telefono cellulare durante lo svolgimento dell’attività didattica e, più in generale, in orario scolastico. Le Istituzioni scolastiche provvederanno ad aggiornare i propri regolamenti e il patto di corresponsabilità educativa». Dunque, formalmente dall’anno scolastico 25/26 in avanti il cellulare è vietato sia nelle scuole medie che nelle scuole superiori. Il divieto, inoltre, vale anche per i casi in cui si utilizza lo smartphone per usi didattici. Difatti, numerose scuole di tutt’Italia si sono attrezzate, con apposite scatole o contenitori, per far consegnare i telefoni ad inizio giornata e restituirli alla fine dell’orario scolastico. Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi ha spiegato: «Le sanzioni devono rispettare il principio di gradualità, deve esserci corrispondenza tra la gravità della infrazione e la serietà della sanzione. Possono esserci vari tipi di sanzione, anche un rimprovero scritto, una sorta di censura, si può andare dalla nota alla sospensione. Ma non sono esclusi altri provvedimenti, a seconda di ciò che decide l’Istituto».
Vietare l’utilizzo della tecnologia tra i banchi di scuola è una vecchia battaglia del Ministero e di Valditara: nel regolamento di quasi la totalità delle scuole italiane è già presente questo divieto verso l’uso dei cellulari e ormai da anni docenti e personale scolastico prendono provvedimenti punitivi di ogni tipo per farlo rispettare. Si tratta dell’ennesima circolare scolastica che ha l’obiettivo di far discutere e di fare propaganda, una circolare poco impattante all’interno, in un clima già severo e proibizionista verso la tecnologia a scuola, e molto chiacchierata all’esterno.
Un divieto non solo vecchio, bensì inutile: vietare i cellulari nelle scuole, anziché educarne all’utilizzo, è la strada più facile per indirizzare i giovani ad uno scarso, se non pericoloso, uso delle tecnologie. Il proibizionismo non può funzionare a fronte di una giusta formazione e consapevolizzazione.
Lo stesso report che cita la nota ministeriale dell’11 luglio (anche se l’edizione dell’anno successivo), il “Global education monitoring report summary“, dice: «Tra i Paesi che hanno presentato i dati nel 2021, l’acquisizione delle competenze in materia di TIC è distribuita in modo disomogeneo. Ad esempio, l’80% dei giovani e degli adulti del Paese ad alto reddito mediano è in grado di inviare un’e-mail con un allegato, rispetto al 32% dei Paesi a medio reddito. Sono state monitorate nuove attività relative all’uso degli smartphone, anche se i dati sono disponibili per un numero inferiore di Paesi. Tra i Paesi a reddito elevato il 38% dei giovani e degli adulti è in grado di verificare l’affidabilità delle informazioni online, rispetto al 10% nei Paesi a reddito medio. […] Nell’Unione Europea, la quota di adulti con competenze digitali di base variava dal 34% tra coloro che avevano completato al massimo l’istruzione secondaria inferiore al 51% tra coloro che avevano completato l’istruzione secondaria superiore e all’80% tra coloro che avevano un’istruzione post-secondaria».
La scuola ha, o meglio dovrebbe, avere un ruolo fondamentale nell’educazione di un giovane alle nuove tecnologie, un ruolo che per ora è accantonato a causa di circolari e divieti.
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