
Ennesimo disastro ambientale a Giugliano, ennesima vicenda di veleni nella martoriata Terra dei Fuochi. Ieri pomeriggio i residenti delle città dell’area nord di Napoli hanno visto e segnalato un’immensa nube di fumo nero innalzarsi verso il cielo, scaturita dall’incendio di un vasto cumulo di rifiuti che ha preso piede nella solita zona ASI, diventata ormai da anni un terzo mondo di scarichi, pratiche illecite e roghi tossici. Percorrendo la strada di ritorno verso casa, da Castel Volturno al centro di Giugliano, e passando dunque per la Strada Statale Asse Mediano, più o meno verso le 18:30, era ancora possibile vedere nell’aria uno strato sottile di fumo, arrivato a coprire anche Villaricca, Qualiano, Mugnano e addirittura paesi del casertano come Aversa. Se è vero che la densa nube nera si è piano piano dissolta, lo strato di fumo mi ha accompagnato fino a casa. Anche chi non ha visto o non ha saputo dell’incendio si è subito accorto che c’era qualcosa di diverso nell’aria.
I lettori di Informare sanno bene che uno dei temi che ci sta particolarmente a cuore, oggetto delle battaglie e delle inchieste che svolgiamo da anni, è proprio quello della Terra dei Fuochi. Il numero cartaceo di marzo è stato dedicato proprio a questa tematica, ospitando in redazione il Vicepresidente della Camera dei Deputati Sergio Costa, e il prof. Antonio Giordano, scienziato ed esperto su ricerca e prevenzione oncologica. Considerate le rispettive esperienze pregresse in materia, entrambi analizzarono la sentenza CEDU di fine gennaio che ha condannato l’Italia per non aver fatto il suo dovere in merito alle bonifiche, comprese quelle in Campania. Sul numero di luglio appena pubblicato, invece, i lettori troveranno l’intervista al Commissario unico per la Terra dei Fuochi nominato dal governo, Giuseppe Vadalà, anch’egli ospite in redazione, il quale ha spiegato i piani previsti per i prossimi due anni per contrastare il fenomeno.
La cosa che ci preme dire è che non possiamo più aspettare. Non c’è più tempo. Ce ne siamo resi conto ancora di più questa mattina durante un sopralluogo effettuato sul posto del disastro. Potessimo tornare indietro probabilmente non avremmo preso la decisione di andarci, soprattutto perché c’erano ancora fiamme e tanto fumo, con altri possibili principi d’incendio. Ma sono prevalsi, credo, la volontà e il bisogno di ogni buon cronista, quello di informare i cittadini, magari anche chi ha appiccato il rogo (se di natura dolosa), sui danni e le ripercussioni che scaturiranno dalla vicenda. E allora, muniti di tripla mascherina, non abbiamo potuto fare altro che assistere a vaste aree ricoperte di ceneri e rifiuti bruciati. L’aria era irrespirabile, motivo per il quale la nostra permanenza lì si è limitata a pochi minuti. Attimi in cui il silenzio ha predominato sulle parole e sui discorsi, silenzio dettato dallo sconforto e dalla tristezza davanti a quelle immagini.


Studi e ricerche del passato lo hanno confermato più volte, con prove scientifiche che lo dimostrano: la correlazione tra Terra dei Fuochi e malattie oncologiche è più salda e viva che mai. Lo stiamo vivendo sulla pelle. Sempre più persone che conosciamo devono fare i conti con le conseguenze di un cancro. Molti continuano a combattere, altri purtroppo non ce l’hanno fatta. Eccolo il diritto alla vita negato, il diritto di vivere bene cancellato. Fratelli, parenti, amici o semplici conoscenti: ognuno di noi ha dovuto dire addio almeno per una volta e anzitempo ad una persona affetta da tumore. Dai piani alti, la classe politica, anche nazionale, promette da decenni di intervenire. Ai residenti delle aree oggetto dei disastri probabilmente non interessa nemmeno come, se con più telecamere o con una maggiore presenza di pattuglie delle forze dell’ordine. I cittadini, a cui ci accodiamo noi di Informare, chiedono e pretendono di morire come Dio comanda.

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