
Pompei, 28 luglio, in alcune zone di Napoli piove. Ci sono due corpi riversi sull’asfalto, uno dei quali in gravissime condizioni viene immediatamente trasferito all’Ospedale del Mare di Ponticelli, l’altro è trasportato al San Leonardo di Castellammare di Stabia. I due lavoravano erano su un carrello elevatore, intenti a potare alberi nei pressi della stazione ferroviaria, quando sono precipitati da un’altezza di circa 12 metri.
L’area del cantiere improvvisato, a ridosso di un supermercato è stata sequestrata. Sul posto sono accorse le forze dell’ordine, i soccorsi e la magistratura. Tra le prime ipotesi del perché dell’accaduto si discute dei dispositivi di protezione individuale. Le cinture c’erano? I caschi erano perfettamente omologati? Pare ogni volta un dettaglio tecnico, ma ogni anno questo dettaglio uccide o ferisce migliaia di lavoratori.
Non è passata neanche mezza settimana dalla tragedia che ha portato alla morte di tre operai a Napoli in zona collinare e già si racconta dell’ennesimo incidente sul lavoro in cui alcuni operai sono caduti da 12 metri d’altezza. Questi morti rivelano però che l’estate coi suoi appalti lampo, coi cantieri aperti in tutta fretta è da sempre un momento in cui le regole si fanno più flessibili e i controlli inesistenti. Lo dice con chiarezza Malicia Comberiati, segretaria generale della Cisl di Napoli «Ci chiediamo quanto ancora dobbiamo affidarci al caso, alla fortuna. L’estate è il periodo più tragico. Abbiamo leggi che potrebbero prevenire queste tragedie, ma non vengono applicate. Intanto, continuiamo a contare i morti». Anche il segretario della Uil Campania, Giovanni Sgambati ha commentato con parole dure «Non può essere una casualità. Si continua a sottovalutare la sicurezza per la fretta e il profitto». La Uil chiederà la riconvocazione del tavolo sulla sicurezza in prefettura.
L’Italia si riempie la bocca di parole come merito o produttività, ma intanto operai cadono dai careli, dai ponteggi e nessuno li vede finché toccano il suolo. La morte è l’unico modo per esistere nel discorso pubblico.
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