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Ennesimo suicidio in carcere: un detenuto si strappa la vita a Benevento. È il quinto in Campania dall'inizio del 2026

Alessandro Giuseppe Terracciano
Alessandro Giuseppe TerraccianoRedazione Informare
11 settembre 20265 min di lettura

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Ennesimo suicidio in carcere: un detenuto si strappa la vita a Benevento. È il quinto in Campania dall'inizio del 2026

Indice (4)

  • 1Il quadro a Napoli: la Casa Circondariale di Poggioreale presenta la più alta sofferenza detentiva
  • 2L’istituto “Francesco Uccella” di Santa Maria Capua Vetere
  • 3Il bilancio nazionale
  • 4“Non si può e non si deve morire di carcere”

Le tragedie dietro le sbarre all’interno degli istituti di pena in Campania sembrano non finire mai. Negli ultimi giorni, infatti, si è consumato un ennesimo, drammatico suicidio nel carcere di contrada Capodimonte, nei pressi di Benevento. Salvatore – questo era il nome del detenuto che si è strappato la vita – era il papà di una bambina. Era accusato di spaccio. Si tratta di un caso che è ormai balzato agli onori della cronaca, e che ha spinto a dire la sua Samuele Ciambriello, garante regionale dei diritti di tutti coloro la cui libertà personale è messa a dura prova da misure a dir poco restrittive: “Abbiamo fallito tutti“. Parole forti, ma per nulla casuali: con questo ennesimo suicidio, dopotutto, salgono a cinque i suicidi rilevati negli istituti di pena della Campania dall’inizio di quest’anno.

Il quadro a Napoli: la Casa Circondariale di Poggioreale presenta la più alta sofferenza detentiva

Insomma, un quadro amaro, che si spiega alla luce dei dati resi noti dal monitoraggio del dossier “Morire di carcere” promosso da Ristretti Orizzonti. Un dossier che evidenzia come a soffrire della più alta densità di sofferenza detentiva in Campania siano proprio i territori delle province di Napoli e Caserta. Se si volge lo sguardo al capoluogo partenopeo, non è un caso, del resto, che proprio tra le celle della Casa Circondariale di Napoli Poggioreale “Giuseppe Salvia” il report registri una costante presenza di decessi.

Proprio qui, infatti, si conta un totale di ben 2.302 detenuti: un dato che ha fatto sì che la struttura sfondasse la soglia critica del 170% di sovraffollamento reale rispetto ai posti effettivamente disponibili. Insomma, un numero che spiega la completa sovrasaturazione degli spazi, che determina la presenza di decine di individui ammassati all’interno di piccole celle concepite per ospitare poche persone. Una situazione a dir poco critica, alla luce della quale non stupisce come sia proprio questa struttura a guidare la drammatica classifica in Campania in merito alla sofferenza detentiva, oltre ad essere storicamente l’istituto penitenziario più affollato dell’Europa intera. Tutti elementi che, messi insieme, spiegano anche la grave carenza di organico della polizia penitenziaria che affligge questa struttura, accanto alla drastica riduzione delle ore destinate all’assistenza psichiatrica e psicologica.

Ma non è tutto: a poca distanza, il panorama non cambia nemmeno all’interno del penitenziario di Napoli Secondigliano, dove la pressione detentiva continua ad essere un incubo che caratterizza questa struttura, rendendo persino i progetti d’avanguardia – come il polo universitario interno – delle eccezioni faticose in un mare di ordinaria emergenza.

L’istituto “Francesco Uccella” di Santa Maria Capua Vetere

Non meno critica è la situazione che si registra nel casertano. Proprio qui, a indossare la maglia nera per sofferenza detentiva è la Casa Circondariale “Francesco Uccella” di Santa Maria Capua Vetere: parliamo di un istituto già tragicamente balzato agli onori delle cronache negli anni passati per i gravissimi episodi di violenza che si sono consumati all’interno delle sue celle. Basti pensare, infatti, che proprio qui si registra una presenza fissa di ben 1.044 detenuti a fronte di una capienza reale di appena 665 posti utili. Un dato che spiega come l’istituto si ritrovi a viaggiare stabilmente con quasi 400 persone oltre i limiti massimi consentiti. Il tutto è poi aggravato da una carenza di personale della Polizia Penitenziaria, che tocca punte di scopertura del 40%, riducendo al minimo la capacità di monitoraggio, assistenza e prevenzione dei disagi più profondi.

Il bilancio nazionale

Insomma, ci troviamo dinanzi ad un quadro a dir poco amaro, che si inserisce nell’ambito di un bilancio nazionale sempre più drammatico: 45, infatti, sono i detenuti ad essersi tolti la vita in tutto lo Stivale dall’inizio dell’anno. In particolare, sarebbero oltre 94 i decessi complessivi. Un dato che include al suo interno sia i suicidi sia le morti per cause naturali, malattie o ancora in fase di accertamento. Tutti elementi che rivelano come il suicidio rappresenti solamente la punta di un iceberg, segnato da un totale abbandono istituzionale e un grave collasso assistenziale.

“Non si può e non si deve morire di carcere”

È in questo contesto, dunque, che si ascrive l’appello lanciato da Ciambriello, il quale ha concluso affermando che “il diritto alla salute e alla vita deve essere garantito a tutti, anche a chi ha sbagliato. L’articolo 27 della nostra Costituzione non può continuare a essere calpestato ogni giorno. Torno a chiedere con urgenza al Ministero della Giustizia e all’Amministrazione Penitenziaria interventi concreti e immediati: servono misure alternative alla detenzione per le pene brevi, un potenziamento straordinario della sanità penitenziaria e figure professionali in grado di intercettare il disagio prima che si trasformi in tragedia. Non si può e non si deve morire di carcere“, ha concluso il garante.

Leggi anche: Il Garante si pronuncia sulla situazione delle carceri in Campania

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  • #campania
  • #Carceri
  • #detenuti
  • #suicidi
Alessandro Giuseppe Terracciano
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