
“Voglij girá o munn, che pier? o che parole toij?” Così inizia il ritornello di uno degli storici pezzi dei Co’Sang, il più iconico duo rap napoletano degli anni 2000. Proprio da qui vorrei partire per capire il lavoro di Daniele Carrano, per gli amici Dan. Si tratta di un ragazzo classe 95, nato a Napoli e cresciuto nella Zona Est della città, a San Giorgio a Cremano. Nel 2014, Daniele, insieme a Lorenzo Guarino ed altri amici ha dato vita ad “Escape Vision” per fornire uno sguardo diverso sulla città partenopea e la cultura urbana.
Con Dan abbiamo parlato molto e questo articolo proseguirà paragonando il suo lavoro e se stesso al mondo della musica. Daniele, infatti, racconta di quanto la musica sia la sua più grande influenza e tutto ciò che fa lo paragona ad album, artisti o brani. Seduti al bar mi dice di sentirsi più un “rapper” che un fotografo o un giornalista. Escape, d’altro canto, dal mio punto di vista è più una crew vecchio stile. Dentro questo progetto, infatti, confluiscono le discipline tipiche dell’Hip-hop: troviamo “Forza Napoli sui Muri”, “L’urlo del Ciuccio” per i graffiti, il sito vero e proprio di Escape Vision per la break, il rap, ed i vari progetti come “Posto Unico”, “Inside” e le iniziative anche col Napoli Basket completano il tutto.
Daniele insieme alla sua famiglia (lavorativa) ha prodotto con Inside già nel 2019 le interviste ai nuovi artisti napoletani, gente del calibro di Coco e Vale Lambo. Ma già nel 2016, dopo un paio di anni di articoli sulla street art napoletana ed interviste scritte a rapper ed artisti, ospitava a Portici il Dj Set Raccontato di Ghemon.
Ecco Ghemon, Dan mi ha palesemente detto «Il mio ultimo lavoro, L’Urlo del Ciuccio, è proprio Orchidee di Ghemon». Provate ad entrare nella visione che ci siamo creati e capirete perché è cosi: in Orchidee trovate un mix di rap e canto. Proprio come in questa zine che racconta Napoli attraverso i suoi scorci pre e post terzo scudetto. «La mia zine parla dello scudetto ma non parla dello scudetto, è street fra graffiti e murales, ma è anche altro con i capitoli ed il mio racconto». conclude.
Un altro lavoro che a me personalmente ha emozionato tantissimo è stato “Posto Unico” in collaborazione con Salumeria Malinconico: una rassegna cinematografica in una sala ormai di un’altra epoca, con le sedie in legno e le porte cigolanti. Riportare il concetto di cinema d’essai nel cuore della città al Cinema Teatro Materdei, con pochi posti intimi e dell’ottimo cibo, ricrea davvero un posto unico dove incontrarsi ed ai miei occhi è stata pura magia. «Volevamo vederci oltre i social, come ci è già capitato in passato, ma in un modo speciale per creare una vera comunità e per restituire qualcosa alla città», così ha commentato Dan l’iniziativa.
Ritornando ai Co’Sang si parla di quanto oggi la città partenopea sia sulla bocca di tutti, proprio come in uno dei loro pezzi “oggi a Napl, tutt quant vonn sta int o iuoc” ed è vero. Il concetto di una Napoli di cui tutti vogliono un pezzo, fra serie tv, musica e turismo…oggi sta diventando un problema. La gentrificazione ha portato via tanto di Napoli e della napoletanità, forse è troppo presto o troppo tardi, ma ce ne stiamo accorgendo. Con Dan abbiamo parlato molto di questo e di come iniziative come quella di Posto Unico e Inside, e più in generale dei lavori di Escape Vision possano ridare ai napoletani qualcosa di familiare ed unico sopratutto per loro.
«Ritornando a fare parallelismi con la musica, sappiamo di non essere stati fra i primi. Molti prima di noi ci hanno ispirati, ognuno in un modo, ma ti direi che siamo tipo la seconda generazione di rapper che fra il 2011 e 2016 è riuscita a far consacrare il genere, penso a Marracash, Gue, Clementino, Luché, Ghemon. Non siamo stati i primi primi, ma sicuramente siamo tra quelli che hanno fatto tanto anche a livello comunicativo».
«Ntò nei Co’Sang (ride). Scherzi a parte non saprei dirtelo, veramente adoro il modo in cui attraverso la scrittura si riesca a creare una fotografia di un momento, più di una fotografia vera e propria. Mi piacciono e rispetto moltissimo Gaetano De Angelis o Ciro Pipoli, due Napoli molto diverse, o ancora di Alex Tione e Jake Hartwell. Trovo interessante il lavoro di Louis Bever o di Yosigo, ma non ho un fotografo preferito».
«Semplicemente ci tengo e ci teniamo con Escape Vision a fare determinate cose, per puro piacere e pura passione. Abbiamo iniziato senza quasi conoscere niente, solo per metterci in gioco e senza che nessuno ci spiegasse cosa andasse fatto. Piano piano abbiamo preso coscienza e capito cosa fare. Ci ritroviamo molto nelle parole di Virgil Abloh “after all we do it for the culture”. A 10 anni di distanza io sono contentissimo di aver trovato sempre più amici e di essermi confrontato con tante persone ed artisti».
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