
Il 12 aprile la rivista Time ha pubblicato un articolo che afferma, citando documenti aziendali, che il contratto di Google mostra un accordo con lo stato di Israele, per la precisione con il Ministero della Difesa israeliano. Questo accordo consiste nel fornire servizi di cloud computing allo stato israeliano. Il cloud computing non è altro che la fornitura di servizi come software, database, server e reti, tramite connessione Internet. Ciò significa che gli utenti finali sono in grado di accedere a software e applicazioni ovunque si trovino.
Secondo i documenti aziendali, il Ministero della Difesa israeliano ha una propria “zona di atterraggio” in Google Cloud. Questa zona si riferisce ad un punto di accesso sicuro all’infrastruttura informatica fornita da Google. In poche parole, consentirebbe al ministero di archiviare ed elaborare dati ed accedere ai servizi di intelligenza artificiale.
Ed infatti, secondo una bozza di contratto del 27 marzo 2024, il ministero ha chiesto assistenza all’azienda informatica statunitense per espandere il proprio accesso a Google Cloud. Così facendo, consentirebbe ad Israele “più unità” per accedere alle tecnologie di automazione.
Il contratto stipulato tra il ministero della Difesa israeliano e Google prende il nome di Project Nimbus. Quest’ultimo è un accordo da 1,2 miliardi di dollari sul cloud computing e l’intelligenza artificiale tra il governo israeliano, Google ed Amazon. Anche se, secondo quanto si legge dai documenti, il colosso della tecnologia avrebbe concesso ad Israele un 15% di sconto sul prezzo concordato inizialmente.
Secondo quanto riferito al Time da un portavoce di Google, quest’ultimo ha affermato: “Siamo stati molto chiari sul fatto che il contratto Nimbus riguarda i carichi di lavoro eseguiti sulla nostra piattaforma commerciale da ministeri del governo israeliano come finanza, sanità, trasporti e istruzione”. I sospetti sono cominciati dopo alcune notizie apparse sui media israeliani: l’esercito del paese, controllato dal Ministero della Difesa, sta utilizzando un sistema basato sull’intelligenza artificiale per selezionare obiettivi per gli attacchi aerei su Gaza.
Inoltre, un documento aziendale visualizzato dal Time segnala che questo accordo tra Google ed Israele è stato approfondito proprio nel periodo della guerra a Gaza.
A seguito della pubblicazione dell’articolo del Time, sono cominciate le proteste contro l’azienda informatica statunitense. A Sunnyvale, nella Silicon Valley, i lavoratori hanno occupato per più di otto ore l’ufficio di Thomas Kurian, amministratore delegato della divisione cloud di Google. Invece a New York, i protestanti hanno occupato un’area comune della sede locale di Google. Nella serata di martedì 16 aprile, la polizia ha poi allontanato nove dipendenti dell’azienda che avevano partecipato ad un sit-in in merito all’accordo tra Google ed Israele, sia da Sunnyvale che New York.
In un filmato girato nella sede di New York, si vede un uomo che legge una comunicazione di Google: si chiede ai dipendenti di abbandonare la protesta e che saranno sottoposti ad un congedo amministrativo. Uno dei dipendenti risponde: “Non ce ne andremo“, da lì l’ultimatum della polizia per poi arrivare all’arresto.
Sarà la mattina dopo, mercoledì 17 aprile, che 28 dipendenti dell’azienda verranno licenziati per via del loro coinvolgimento nelle proteste. I dipendenti licenziati fanno parte di un gruppo chiamato “No Tech For Apartheid“. Quest’ultimo organizza proteste dal 2021 contro gli accordi tra Google ed Israele per la vendita di tecnologia.
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