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Cultura

Essere Ferrari: il marchio più forte al mondo

Pasquale Di Sauro
Pasquale Di SauroRedazione Informare
10 marzo 20204 min di lettura

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Essere Ferrari: il marchio più forte al mondo

ESSERE FERRARI

Che cosa è un simbolo? Spiegare cosa si intende con questo termine, potrebbe sembrare un’operazione semplice, non è così. In realtà a seconda del contesto di analisi, si incontrano varianti nelle definizioni. Esiste infatti, il simbolo per la semiologia, la psicoanalisi, per la religione e le scienze giuridiche. Volendo però stabilire un minimo comune denominatore, potremmo affermare che un simbolo: è qualsiasi elemento atto a suscitare nella mente un’idea diversa da quella offerta dal suo aspetto sensibile immediato. Ricordo, richiamo e rappresentazione sono le sue tre caratteristiche. Immaginiamo, la scena di un bambino in un negozio di giocatoli, chiamato alla dura prova di scegliere quale macchinina portare a casa. Mamma e Papà non avranno voce in capitolo sulla decisione, il piccolo avrà sicuro le idee molto chiare e alla domanda finale dei genitori, risponderà senza dubbi: “Quella rossa”. Cavallino rampante nero, su sfondo giallo e tricolore ben in vista, il simbolo dell’Italia che tutti conoscono: Ferrari è il marchio più forte al mondo. Il brand della casa di Maranello, si conferma nel 2020 e per il secondo anno di fila, primo nella classifica di “Brand Finance Global 500”, stilata da esperti analisti di settore nel corso del “World Economic Forum di Davos”, sopravanzando giganti come Disney e Rolex. Vetture colore del fuoco, in giro per il globo, orgoglio italiano, la casa automobilistica fondata da Enzo Ferrari nel 1947 è fin dalla sua nascita storia in movimento. Con le sue straordinarie macchine da corsa, la scuderia detiene il maggior numero di titoli, l’unica ad esserci sempre stata nei settanta e più anni di Formula Uno e che lontano dalle piste, corre ancora più veloce con un logo impossibile da non riconoscere.

PASSIONE ROSSA

La pista è l’habitat naturale della Ferrari. L’11 febbraio al teatro “Valli” di Reggio Emilia è stata svelata la monoposto di Formula Uno, la nuova SF1000 per il prossimo mondiale. La rossa è stata chiamata in questo modo perché in estate la scuderia disputerà il suo millesimo Gran Premio. La scelta della città per lo show non è stata casuale ma simbolica. E’ la prima volta nella storia della casa automobilistica che la presentazione della vettura avviene lontano dalle mura di Maranello. A rendere noto del perché della novità, ci ha pensato il patron John Elkan spiegando al pubblico, il grande onore di essere a Reggio per il Ferrari Day, luogo in cui è nato il tricolore 223 anni fa e che la scelta esprime il miglior modo per rafforzare il connubio tra Ferrari e Paese. Bagno di folla per i piloti e luci tricolori a illuminare la stagione di Vettel e Le Clerc. Tornare in cima al mondo anche in pista è il sogno di tutti i supporters. Il 2019 è stato un anno di crescita. Diciannove podi conquistati, tre vittorie consecutive, tra cui spicca quella di Monza. I tifosi in delirio, hanno visto sfrecciare sul rettilineo di casa davanti a tutti il ragazzo prodigio, classe 1997, cresciuto nel vivaio della Ferrari Driver Academy, Charles Le Clerc. L’altro pilota non ha bisogno di presentazioni, Sebastian Vettel, i suoi quattro titoli mondiali parlano per lui. A loro le chiavi delle vetture anche nel 2020. Nei giorni che precedono lo start della nuova stagione, il Team Principal della Ferrari, Mattia Binotto, ha più volte ribadito che non ci saranno gerarchie in squadra e che entrambi i piloti partono per vincere. C’è fiducia incondizionata nella coppia che lo stesso ingegnere svizzero considera la migliore in circolazione. Riportare il cavallino rampante in testa è l’obiettivo primario ma per andare veloci, c’è bisogno di molto tempo, il lavoro di gli uomini Ferrari è costante per tornare ai livelli che tutti si augurano. Vincere è nel dna della scuderia. Con pazienza si guarda al futuro ma con sempre impressi nella mente, i successi storici di Niki Lauda, Alberto Ascari, e un di un tedesco, che con la tuta rossa di vittorie ne ha centrate settantadue, con cinque titoli e centottanta presenze. Primo per sempre, con la speranza di vederlo riabbracciare di nuovo i tifosi in festa, gli stessi che gli dedicano ogni traguardo. Se c’è un uomo che più impersonifica il simbolo Ferrari, quello è Micheal Shumacher.

 

di Pasquale Di Sauro

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