
Per quasi ogni italiano, sul calendario c’è un mese che si scrive agosto, ma si legge vacanza. Tradizionalmente è sempre stato così, ma da qualche anno la situazione sta cambiando. E così non è raro trovare alcuni lavoratori che sono costretti a lavorare anche in questo mese.
Le ferie sono fatte per rilassarsi e rigenerarsi, ma quasi un italiano su tre (28%) lavorerà durante la vacanza, o potrebbe doverlo fare.
Ciò è quanto emerge da una ricerca realizzata da Revolut, l’app finanziaria con oltre 1.2 milioni di clienti in Italia. In dettaglio, il 12% del campione afferma di dover essere sempre disponibile in caso di emergenza, l’8% controllerà le email regolarmente e il 9% dichiara che il suo ruolo prevede di essere disponibili, nonostante preferirebbe riposare.
Il 61% però è categorico e afferma che non lavorerà durante le vacanze né si dovrebbe farlo. C’è poi un 2% che evidenzia una tendenza, quella della workation, ovvero un mix di lavoro e tempo libero da attuare in una destinazione di vacanza.
Parlando delle attività favorite, le esperienze gastronomiche riscuotono il 68% delle preferenze, seguite dalla visita dei luoghi tipici di una destinazione (57%), natura e animali (49%), arte e musei (48%), shopping (36%). Gli aspetti che invece stressano maggiormente gli italiani in vacanza sono le folle (56%), le truffe (37%) e gli scioperi aeroportuali e dei trasporti (29%).
L’indagine su consumatori e tendenze di viaggio per l’estate 2023 è stata effettuata in collaborazione con la società Dynata su un campione rappresentativo della popolazione italiana di 1000 individui maggiorenni. Secondo lo studio gli italiani prendono in considerazione in primis i costi, indicati come driver di scelta dal 76% degli intervistati. Il sondaggio di Revolut ha anche rivelato che i vacanzieri italiani pensano che la Spagna sia la migliore destinazione estera per rapporto qualità-prezzo (indicata dall’8%), seguita da Grecia (7%) e Croazia (5%).
La decisione di restare disponibili al lavoro anche nel tempo libero non è sempre volontaria, ma spesso dettata dalla pressione del datore di lavoro. Oltre metà degli italiani dichiara infatti che le aziende si aspettano che i dipendenti siano disposti a lavorare oltre l’orario d’ufficio (59%, contro il 56% della media globale) e che siano disponibili a rispondere a messaggi di lavoro nel tempo libero (52%, contro il 45% della media degli altri paesi).
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