
Volge al termine l’ennesima stagione calcistica in Europa e lo fa con la magia delle grandi notti europee. Al termine di una cavalcata epica che non sempre l’ha visto dominare sul piano del gioco, ma in cui ha dato dimostrazione di saper mettere in campo determinazione, forza di gruppo e storia, il Real Madrid si aggiudica la 67esima edizione della maggiore competizione europea. Partite recuperate all’ultimo secondo, ribaltate, tenute insperatamente in vita: in un anno inizialmente definito di transizione, la “Coppa dalle grandi orecchie” sembra aver fatto di tutto per tornare tra le mani della società che più di tutte se l’è aggiudicata nella storia.
Se Real Madrid-Champions League è un binomio consolidato, discorso diverso si è verificato per le altre due competizione europee. Roma e Eintracht non sono solite arrivare fino in fondo ad una competizione europea. I giallorossi sono ormai da anni in pianta stabile in Europa, con una clamorosa semifinale di Champions con il Liverpool raggiunta nel 2017/2018 e una semifinale di Europa League nella scorsa stagione con il Manchester United. Arrivare fino in fondo in una competizione europea mancava ai capitolini dalla stagione 1990-1991. Una vittoria in competizioni continentali mancava dalla stagione 1971-1972, col trionfo nella Coppa Anglo-Italiana.
Percorso differente quello dell’Eintracht Francoforte, tornato nella massima serie tedesca solo dieci anni fa e capace di centrare diverse volte la qualificazione in Europa, ma anche di arrivare allo spareggio salvezza nel 2015-2016. Il trionfo nella seconda competizione europea mancava dal 1979-1980, coincidente con l’ultima finale continentale giocata dal club di Francoforte. Nel 2018-2019 fu il Chelsea futuro campione ad eliminare i tedeschi in semifinale, nel miglior risultato della storia recente.
La Roma vince la prima edizione della Conference League e, grazie alla rete di Zaniolo, riporta in Italia una coppa europea dopo 12 anni. La competizione è nata dall’idea di creare una terza manifestazione continentale che ospitasse i club non qualificati in Europa League, nonché le compagini eliminate nei preliminari di Champions League e nella fase a gironi di Europa League. Unica rappresentanza italiana quella dei capitolini che si fa strada lungo la competizione rimontando ai quarti di finale il Bodo/Glimt, squadra norvegese già incontrata ai gironi, e poi in semifinale il temibile Leicester. I Foxes sono infatti retrocessi in Conference dopo essere stati eliminati dal Napoli in Europa League.
Dopo un iniziale pareggio per 1-1 in Inghilterra, la Roma riesce ad imporsi in casa per 1-0 grazie alla rete del solito Abraham e stacca così un biglietto per la finale contro il Feyernoord. All’Arena Kombetare di Tirana, in Albania, la squadra di Mourinho gioca di carattere e al minuto 32 sblocca la gara grazie alla rete di Zaniolo. Il resto è tutta sofferenza per i giallorossi che, aiutati anche dalla fortuna, riescono a tenere a bada la compagine olandese fermata due volte dai legni. L’AS Roma è dunque la prima squadra europea ad alzare la Conference League. A questa immensa soddisfazione alla quale sono seguiti folli festeggiamenti in città, è seguita la premiazione del capitano, Lorenzo Pellegrini, come miglior calciatore del torneo.
L’introduzione della Conference League ha comportato diverse modifiche anche alla struttura della seconda competizione europea. Le squadre partecipanti passano così da 48 a 32 e l’accesso diretto alla competizione viene riservato solo alle 15 migliori federazioni del Ranking UEFA. Le restanti possono partecipare solo se si qualificano alla Champions e vengono eliminate dal secondo turno di qualificazione in poi, oppure se vincono la Conference; come conseguenza, la maggior parte delle squadre che partecipavano ai turni preliminari di Europa League adesso si qualifica ai preliminari di Europa Conference League.
La coppa se l’è portata a casa l’Eintracht Francoforte, al secondo successo nella competizione, dopo aver battuto ai rigori gli scozzesi del Rangers per 5-4 dopo l’1-1 dei tempi regolamentari. In gara per l’Italia il Napoli, la Lazio e l’Atalanta, retrocessa dopo essersi classificata terza ai gironi di Champions League. Dopo essersi piazzate entrambe secondo nel girone, Napoli e Lazio escono ai sedicesimi di finale rispettivamente contro Barcellona e Porto. Ha fatto più strada, invece, l’Atalanta, fermata ai quarti di finale dal Lipsia. Dopo aver sconfitto il Barcellona ai quarti ed il West Ham in semifinale, il Francoforte approda in finale contro il Rangers. Nella finale di Siviglia sono proprio gli scozzesi a passare in vantaggio con la rete di Joe Aribo al 57′, subito riacciuffato dai rivali con Rafael Santos Borrè. Passati i supplementari, le due squadre arrivano alla lotteria dei rigori dove il portiere Trapp riesce ad opporsi al gallese Aaron Ramsey, regalando, di fatto, la coppa ai compagni dell’Eintracht.
“Padrelotti – #Champ14ns”: è questo il tweet che celebra Carlo Ancelotti e la quattordicesima vittoria in Champions League del Real Madrid. La storia e le tredici precedenti vittorie fanno sì che i blancos partano sempre tra le favorite, anche quando, come quest’anno, ci si aspetta una stagione di transizione. Il ritorno di Ancelotti e gli acquisti dei soli Camavinga e Alaba, dopo l’addio di Zidane, non lasciavano immaginare una stagione colma di successi. C’era consapevolezza di dover ristrutturare una squadra che aveva vinto tanto e che adesso doveva, pian piano, innestare giovani con potenziale immenso. Vinicius, Rodrygo, Valverde, Militao, Camavinga: alcuni erano già stabilmente tra i titolari, ma quello che ci si aspettava era la loro consacrazione. Il passaggio di step non si è fatto attendere!
Superato agevolmente il girone con Inter, Shakhtar Donetsk e Sheriff Tiraspol, Ancelotti e i suoi hanno fronteggiato il faraonico PSG. Ad un 1-0 al 94esimo firmato Mbappè nella gara d’andata, i blancos rispondono con un sonoro 3-1 e una partita immensa di Benzema, autore di una tripletta. Quarti di finale: altra sfida, altra tripletta di Benzema. Un 3-1 d’andata che lascia presagire un agevole ritorno e che, invece, ha bisogno di un’altra prestazione da extraterrestre del francese. Il capocannoniere sigla il gol ai supplementari che regala la semifinale al Madrid, dopo che Rodrygo l’ha tenuto a galla siglando all’80esimo l’1 a 3. Manchester City-Real Madrid è una delle semifinali della Champions League 2021-2022, Liverpool-Villareal l’altra.
La semifinale d’andata è una delle partite più belle degli ultimi anni, con tante occasioni create, tanti colpi di genio, di classe pura. Il City vince “solo” 4 a 3 all’andata, risultato probabilmente bugiardo rispetto a quello che si è visto in campo. Partita di ritorno più bloccata e inevitabilmente meno spettacolare dell’andata, che vede come protagonista Rodrygo Silva De Goes. Doppietta tra il 90esimo e il 91esimo che annulla il gol di Mahrez e insperato accesso ai supplementari. Chi se non il capocannoniere Karim Benzema, poi, poteva mettere a segno il rigore che ha dato la finale ai blancos?
La finale è stato un epilogo coerente con il percorso del Madrid: non un gran calcio, non decine di occasioni create, ma squadra messa bene in campo, gruppo solido e lettura perfetta dei momenti della partita, il tutto accompagnato dalla straordinarietà dei singoli. A salire in cattedra, stavolta, non la punta francese, ma Thibault Courtois, autore di parate che definirle decisive è dir poco.
Marcelo, alla sua ultima partita in camiseta blanca, alza al cielo la quattordicesima Champions League della storia madrilena.
di Gennaro Alvino e Angelo Velardi
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