
Il VI Rapporto sull’economia circolare in Italia, presentato il 10 maggio dal Circular Economy Network parla chiaro: l’Italia è prima in Europa per il riciclo.
L’attenzione verso il riciclo degli ultimi anni sta portando i suoi frutti, mostrando una vera e propria Italia circolare sorpassando i dati delle altre maggiori economie dell’Unione europea, Francia, Germania, Spagna e Polonia.
Cosa vuol dire essere “circolari”? Lo stesso Parlamento Europeo definisce l’economia circolare come: “un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile”. Ed ecco che il nostro Paese, sembra accogliere positivamente questo modello.
Nel 2021, infatti, l’Italia si distinse a livello europeo per il tasso di riciclo dei rifiuti di imballaggio del 71,7%, 8 punti percentuali sopra la media Ue. Ancora, secondo il Rapporto di Sostenibilità 2023 del CONOU, Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati, poneva l’Italia al primo posto in Europa nella gestione circolare degli oli minerali usati.
Molti i dati positivi che si sommano all’ultimo rapporto comunitario presentato da Circular Economy Network in collaborazione con Enea durante la conferenza annuale di Roma che ha visto l’Italia prima per la produttività delle risorse, con un valore medio di 3,7 euro per chilo (al di sopra della media Ue). Ma non solo, ha anche evidenziato come quasi un quinto della produzione italiana derivi da processi di riciclo.
Tutto ciò ha avuto e continua ad avere un ruolo positivo nel tessuto dell’imprenditoria. Il report condotto in collaborazione con CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media impresa) evidenzia infatti come ad oggi, il 65% delle Pmi adotta pratiche di economia circolare. Un dato che raddoppiando l’indice dello scorso 2021 contribuendo alla transizione ecologica del Paese.
Non lasciamo però che tutto ciò ci butti solo fumo negli occhi, l’Italia ha ancora molte sfide da affrontare davanti a sé. I dati circa il consumo di materiali mostra infatti un aumento dell’8,5% ed ancora elevata è la dipendenza delle importazioni di materiali.
«Gli indicatori sulla circolarità del nostro Paese confermano le ottime prestazioni dell’Italia su vari aspetti, tra cui a esempio le percentuali di riciclo e di tasso di utilizzo circolare di materia. L’aumento significativo di consumo di risorse evidenzia tuttavia che urge un cambio di paradigma nel modello economico e negli stili di vita. […]Per avere risultati vincenti e duratura è necessario rivoluzionare il modo in cui i prodotti vengono progettati e realizzati, integrando criteri di circolarità nei processi produttivi. Occorre progettare e produrre oggetti più durevoli e facili da riutilizzare e riciclare, ma anche da aggiornare e riparare. Per una transizione ecologica completa occorre informare e rendere consapevoli quanto più possibile anche i consumatori, ai quali vanno offerti strumenti di conoscenza adeguati a comprendere l’impatto del proprio stile di vita sull’ambiente», questo il commento della direttrice Enea per la sostenibilità Chiara Brunori.
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