
Nel weekend tra il 6 e l’8 marzo 2026, si sono svolti oltre 130 incontri organizzati dall’associazione Libera contro le mafie in occasione dei 30 anni dalla legge 109/96. Questa legge svolge un ruolo molto importante, in quanto dispone in materia di gestione e destinazione dei beni confiscati alle mafie. In particolare a Casa Esther Johnson, in Salita Ugo di Fazio nel quartiere San Carlo all’Arena, a Napoli, ci si è riuniti per condividere insieme culture gastronomiche diverse, divenendo così uno spazio sicuro dedicato e riservato alle donne.
Il nome dell’edificio ricorda Esther Johnson, donna nigeriana di 36 anni uccisa ormai quasi 10 anni fa, il 14 giugno 2016, a Benevento. La donna, all’epoca madre di un bambino, era vittima della tratta di esseri umani. Mentre il suo omicidio è rimasto purtroppo impunito, la memoria non sbiadisce, grazie ad un esempio di cittadinanza attiva dal luglio 2024. Infatti, proprio in questo edificio è in funzione il progetto “Sogni senza tratta” che racchiude il senso del bene confiscato e poi restituito alla società. Da ex casa di un boss della camorra a spazio dove accogliere le donne tratte in salvo dalla violenza di genere.
Ad aver partecipato sono ben cinque associazioni: Libera contro le mafie – Campania, Less Cooperativa Sociale che si occupa dell’amministrazione del bene confiscato, la cooperativa sociale Tobilì che gestisce il laboratorio di cucina con il suo catering sociale. Infine, l’associazione Miq – Movimentiamo il quartiere che promuove diverse attività di supporto alla genitorialità, e l’organizzazione WeWorld Napoli. Un altro tassello importante è stato quindi l’avvio al ciclo di incontri “M.A.R.G.E.” – Madri in Rete per l’Empowerment alla Genitorialità, che si rivolge alle madri giovani, tra i 20 e i 30 anni, nell’ambito dell’educazione familiare. Mediazione culturale, pratiche di cura in un ambiente multietnico sono le parole d’ordine dell’esperienza. I progetti hanno goduto di un cofinanziamento disposto dall’Unione Europea e hanno visto la partecipazione ulteriore di Pio Monte della Misericordia, ente filantropico dalla storia centenaria.
Il tutto si inserisce nella cornice della legalità e della giustizia: è stata anche l’occasione per raccogliere le firme nell’ambito della campagna “Diamo linfa al bene” dell’Associazione Libera. La richiesta riguarda il Fondo Unico Giustizia. In particolare che il 2% del FUG venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati, reinvestendolo per far crescere il bene comune. A tal proposito, Libera ha da poco elaborato i dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati (ANBSC) alla criminalità organizzata. In Campania risultano 3.831 i beni immobili confiscati e destinati, mentre 2.519 gli immobili ancora in amministrazione, quindi sottoposti a confisca non definitiva. Sul lato delle aziende, sono 350 le aziende confiscate e destinate, mentre sono 516 quelle ancora in gestione.
Ma non dimentichiamo ciò che rende possibile oggi tutto ciò. L’attuale impegno si intreccia con la storia di tante vite, in primis le vittime della mafia. Grazie alla battaglia portata avanti da Pio La Torre, assassinato nel 1982, sono stati compiuti enormi passi in avanti. Fu la sua proposta di legge, costatagli la vita, ad inserire per la prima volta il reato di “associazione di tipo mafioso” nell’ordinamento italiano. Ma la strada da percorrere è ancora lunga: tante le situazioni di rischio e i beni da sottrarre e reindirizzare.
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