
Mentre milioni di italiani fanno i salti mortali per arrivare a fine mese, scopriamo che in Parlamento c’è chi si prepara a incassare un extra da 7.300 euro al mese, oltre ai già 10.400 euro lordi percepiti attualmente. Parliamo di parlamentari non eletti, gente che, grazie a un perverso meccanismo di calcolo, guadagnerebbe più dei colleghi effettivamente scelti dagli elettori.
Il dato, emerso da un articolo de La Stampa, mette a nudo un sistema totalmente alieno dalle difficoltà quotidiane degli italiani. Secondo la normativa, chi perde il seggio in Parlamento a fine mandato può continuare a percepire un’indennità pari all’80% dello stipendio base, senza dover far nulla. Ma per i non eletti questa cifra schizza a cifre superiori rispetto a quelle dei parlamentari eletti, complice un calcolo basato sull’assenza di ritenute fiscali e trattenute.
Questo significa che un extra bonus parlamentare per non eletti, che potrebbero ritrovarsi con uno stipendio netto di 7.300 euro al mese senza le responsabilità di un incarico pubblico, mentre chi li ha votati si arrabatta con inflazione, caro affitti e stipendi tra i più bassi in Europa. È una situazione che grida vendetta e sottolinea ancora una volta come la politica italiana sembri vivere in un mondo parallelo.
Nella stessa Italia dove il salario minimo non è mai stato approvato e il ceto medio è sempre più schiacciato, fa rabbia leggere di indennità “bonus” per chi non ha nemmeno il merito di essere stato eletto. Mentre il costo della vita continua a crescere, milioni di lavoratori devono fare i conti con stipendi che non coprono le spese essenziali, senza parlare di precariato e disoccupazione giovanile ormai strutturali.
Questa notizia cade in un momento in cui il governo discute la riduzione delle spese pubbliche, chiedendo sacrifici alla popolazione. Tagli alla sanità, alla scuola e alle infrastrutture, ma i soldi per mantenere il privilegio della casta si trovano sempre. La narrativa di una politica “più sobria” e vicina ai cittadini è un bluff: qui si parla di prebende fuori controllo che sfidano ogni logica e ogni senso di giustizia sociale.
Il dato più inquietante, però, è il silenzio della classe politica su questa anomalia. Nessun leader ha avuto il coraggio di mettere in discussione il meccanismo che genera questi stipendi scandalosi. Certo, è un argomento scomodo, perché chi è oggi al governo potrebbe trovarsi domani tra i beneficiari di questo sistema.
Questa vicenda è solo l’ultimo tassello di una lunga serie di scandali e privilegi che dimostrano come il sistema politico italiano si sia trasformato in un club esclusivo, lontano anni luce dai bisogni reali del Paese. È una democrazia tradita, in cui i rappresentanti del popolo sembrano più interessati a preservare i propri vantaggi che a rappresentare chi li ha votati.
Ma quanto può durare ancora questa distanza tra chi governa e chi è governato? Le proteste contro le ingiustizie sociali non bastano più, e la politica italiana deve fare un passo indietro, rinunciando a questi privilegi assurdi. Fino ad allora, però, resteremo a guardare, indignati, l’ennesima dimostrazione che in Italia il potere non si limita a corrompere: rende ciechi.
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