
Essere singolare, nella vita, è forse la peculiarità di ognuno. Ciascuno di noi può dirsi singolare perché singolare è ogni storia, ogni vissuto, ogni emotività che ci si porta dentro. Si nasce singolari ma si decide, poi, di diventare plurali, inciampando in vite e storie altrui che inevitabilmente diventano parte di noi. E che fra le quinte di un teatro, poi su un palcoscenico – o in ogni luogo pronto a farsi tale – diventano “f.pl. femminile plurale”. Si tratta di un progetto teatrale e sociale tutto al femminile nato nel cuore di Forcella ben 18 anni fa. Un progetto che dal 2007 è entrato in punta di piedi nella vita di tutte le donne che hanno avuto modo di incrociare le proprie storie con quella di Marina Rippa – ideatrice del progetto e regista, o meglio, “compositrice di storie” come ama definirsi – dando loro una possibilità di crescita, riscatto, socialità. La storia delle donne di “f.pl. femminile plurale” è approdata sul grande schermo con “Si dice di me”, un docufilm per la regia di Isabella Mari prodotto da Parallelo 41. Con la loro vitalità, veracità e leggerezza, con i propri vissuti e le proprie piccole, immense ribellioni, le protagoniste sono riuscite ad emozionarsi e ad emozionare, rendendo evidente quanto potente possa diventare la già straordinaria esperienza del teatro se a viverla è un gruppo di straordinarie donne.
«L’esperienza di “f.pl. femminile plurale” nasce a Forcella nel periodo di riapertura del teatro Trianon Viviani con Nino D’Angelo come direttore artistico, che mi chiese di collaborare ideando qualche attività per gli abitanti del quartiere» ci racconta Marina Rippa. Un periodo, 18 anni fa, nel quale certamente Forcella non brulicava ancora di così tanta vitalità e nel quale le occasioni di socialità, soprattutto per le donne, erano ridotte, per non dire inesistenti. Parte, quindi, “Donne con la folla del cuore”, embrione dell’esperienza di “femminile plurale”, un progetto inizialmente finanziato che prosegue anche negli anni successivi. «Sentivo il bisogno di portare avanti quest’esperienza. In un quartiere così complesso è fondamentale lavorare con continuità, ne va della credibilità del progetto, ma anche della cura delle persone che ne hanno preso parte, che hanno scelto di aprirsi così tanto».
Aprirsi con sé stesse, scoprendo finalmente il proprio mondo. Aprirsi fra di loro, scoprendo nelle proprie compagne di viaggio delle amiche con le quali ridere, piangere, condividere. Aprirsi al mondo, raccontando cosa “Si dice di me”. «Tutto quello che abbiamo visto nel docufilm è assolutamente spontaneo, parte di una performance teatrale intitolata “Ri-belle: sconvenienze, ribellioni e altre faccende”, mai messa in scena perché interrotta dall’arrivo della pandemia, nella quale ciascuna donna, partendo dalla ribellione personale, raccontava la storia di una figura femminile celebre per la propria ribellione». Nasce casualmente l’idea di documentare l’intero percorso e Isabella Mari ne segue l’evoluzione per ben quattro anni, dando vita a un docufilm capace di condensare in poco meno di 70 minuti le storie di oltre venti donne e di tutte le vite ribelli che le hanno attraversate. Storie di solitudini sempre e comunque capaci di farcela da sole. Ma che tramite la splendida arte del teatro imparano ad essere moltitudine e a contare su una moltitudine. «Ho sempre amato lavorare con le donne, perché sono convinta che le donne non siano mai da sole. Tutte noi abbiamo una rete di relazioni, di rapporti, di cura che va molto al di là di noi. Ed è proprio questo il motivo per cui l’esperienza di femminile plurale, negli anni, ha coinvolto così tante donne, per la solidarietà che si crea fra tutte. Secondo me è una cosa bellissima e lo è ancora di più se penso al fatto che tutto questo si possa fare attraverso l’arte teatrale». Un’arte capace di toccare nel profondo, lasciando a ciascuno i propri spazi senza mai restare solo. Capace di insegnare che anche un monologo è, in fondo, un dialogo, perché ha senso solo quando c’è qualcuno pronto ad ascoltarlo e che è quando cala il sipario che iniziano le scene indimenticabili, quelle fatte dei momenti insieme. Dei momenti Corali. Plurali.
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