
La Villa romana “Casella Paolella, Macerone” nella località Piantagione di Falciano del Massico è un importante sito archeologico rurale. La sua riscoperta rappresenta un nuovo, significativo passo in avanti negli scavi archeologici locali e nella valorizzazione del patrimonio culturale del comune. A proporre la campagna di scavi e a dirigerli è il Direttore del Museo Civico Archeologico di Falciano del Massico, il dott. Luigi Crimaco.

La villa, fondata tra il III e il II secolo a.C., comprende una pars urbana (residenziale) e una pars rustica e fructuaria (produttiva), con strutture destinate alla lavorazione del vino, tra cui resti di un torchio vinario. Il complesso è strettamente legato alla produzione del celebre Falernum vinum, uno dei vini più rinomati dell’antica Roma e prodotto tipico della zona. Dopo l’abbandono della villa, probabilmente nel II secolo d.C., il sito fu rioccupato tra il VI e il X secolo d.C., quando venne edificata una fattoria fortificata di influenza bizantina che riutilizzò parte delle strutture romane, compresi il pozzo e la cisterna. Sono inoltre presenti i resti di una torre circolare o di una fornace.
Lo scavo permetterà di ricostruire l’evoluzione degli insediamenti rurali romani e medievali del Massico, approfondendo le tecniche agricole e vitivinicole dell’epoca: il sito, infatti, conserva importanti opere murarie, terrazzamenti agricoli e testimonianze della coltivazione della vite, ancora riconoscibili nel paesaggio.
Come riportato nel progetto, «la villa di Località La Piantagione, “Casella Paolella, Macerone”, per lo stato di conservazione costituisce una delle testimonianze più importanti di edilizia rurale antica nella Campania settentrionale e nell’Italia meridionale, un punto di riferimento per lo studio delle fasi di sviluppo agrario e sociale legato allo sfruttamento intensivo della terra e alla produzione vitivinicola in area falerna dopo l’arrivo dei coloni romani e, più in generale, del commercio del vino nel bacino del Mediterraneo.»
La campagna di scavi, già avviata, è la testimonianze più diretta dell’attenzione, da parte delle istituzioni, nei confronti di un patrimonio talvolta dimenticato o ignorato, ma che oggi viene finalmente valorizzato grazie alla collaborazione tra Comune, Museo e le università del Meridione.
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