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Ogni femminicidio è una responsabilità tutta maschile

Manuel Vita Verde
Manuel Vita VerdeRedazione Informare
19 novembre 20233 min di lettura

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Ogni femminicidio è una responsabilità tutta maschile

Indice (2)

  • 1L’ultimo femminicidio conferma una società malata
  • 2La responsabilità maschile in una società patriarcale

Sono 105 i femminicidi commessi in Italia dall’inizio del 2023. Sono 105 le donne ammazzate per mano di uomini che troppo spesso sono raccontati, nei fatti di cronaca, come quei “bravi ragazzi” che diventano, per paradosso, le vere vittime della storia. Una narrazione che volutamente oscura i veri responsabili delle violenze e illumina le tante donne definite “incapaci” di leggere i possibili segnali di un probabile femminicidio in cui sono le protagoniste.

Ma verrebbe da chiedersi in modo spontaneo: perché una donna deve prevedere una violenza o la propria morte ogni giorno? Questo agli uomini non è chiesto.

L’ultimo femminicidio conferma una società malata

L’ultima donna ammazzata in quanto donna si chiama Giulia Cecchettin. La ragazza era scomparsa nella notte tra sabato e domenica scorsi insieme al suo assassino: Filippo Turetta. L’uomo in questione era collegato alla vittima in quanto ex fidanzato. Si tratta di uomo sano, definito da tutti come “il bravo ragazzo”. Ad oggi sappiamo che non è così: non sopportava i successi di una donna pronta a laurearsi e a vivere senza di lui. Filippo Turetta è stato arrestato in Germania e consegnato alle autorità dopo il tentativo di fuga.

Turetta rappresenta l’apice di una società violenta, quella italiana, ancora fortemente maschilista che si scandalizza – ponendo però dei dubbi sul comportamento dalla donna ammazzata – solo quando è presente una vittima. La violenza patriarcale, quella che ha ucciso la giovane laureanda e ha dato forza a Turetta, continua a manifestarsi tramite stipendi ineguali, titoli di giornale che spettacolarizzano la morte e il dolore, dinamiche familiari che vedono le figlie femmine fare le faccende di casa dopo pranzo mentre i figli maschi riposano nella penombra dell’abitazione.

Ed è in quella penombra tranquilla, legittimata da tutta la società, che crescono negli uomini le manie di possesso, la sofferenza di vedere una donna che si autodetermina e nel farlo si realizza. Quando non basta più la vessazione fisica e psicologica l’ultimo modo per controllarle definitivamente è il femminicidio. Uccidere una donna, nella società, significa dimostrare il proprio potere.

La responsabilità maschile in una società patriarcale

Nel dibattito pubblico che segue questi avvenimenti la stragrande maggioranza degli uomini si affanna a specificare, tramite interventi in Tv o pagine social, che “non tutti gli uomini uccidono le donne”.

Ma in che modo una frase del genere può diminuire la responsabilità maschile in riferimento alle dinamiche in questione? Non può e dimostra che chi afferma un qualcosa del genere è parte attiva del problema. Dobbiamo chiederci, invece, in che modo la società, tramite la scuola e la famiglia, deve educare gli uomini e pretendere che gli stessi uomini si autoeduchino a non fare branco e a dire all’amico che invia delle foto erotiche senza consenso, nel gruppo WhatsApp in comune, che non deve farlo perché non è giusto.

Dobbiamo chiederci dov’è lo stato dopo i tacchi rossi esposti, come una festa comandata, nei palazzi del potere. La violenza di genere passa e si legittima nella società tramite un governo che taglia al 70% i fondi per il contrasto alla violenza di genere e una Premier che in televisione afferma che “Una donna che ha due figli ha già dato un grande contribuito alla patria”.

La colpa non è mai della donna ammazzata, ma della società indifferente.

Tags
  • #educazione
  • #Femminicidio
  • #maschilismo
  • #Patriarcato
  • #prevenzione
  • #scuola
  • #società
Manuel Vita Verde
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