
Nuova uscita di spicco del catalogo L’Orma Editore, La Montagna dei Gatti fa luce su una delle figure più interessanti e dimenticate della letteratura europea: Ferdinand Grimm. Il suo cognome sarà sicuramente noto ai più: è infatti il fratello minore di Jacob e Wilhelm Grimm, che noi tutti conosciamo per le loro fiabe, ancora oggi lette ai bambini di tutto il mondo. Come si apprende dalla splendida introduzione, unica fonte biografica in italiano su questo autore, il rapporto di questo intellettuale con la famiglia fu sempre burrascoso: i due fratelli maggiori erano praticamente ossessionati dalla sua condotta da “vagabondo”, inaccettabile per una famiglia tedesca di inizio 1800.
Si pensa inoltre, anche se non vi sono certezze in merito, che alla cena di Natale del 1810 Ferdinand abbia persino dichiarato alla famiglia la sua omosessualità, e ancora anni dopo i nipoti dei Grimm erano impegnati a cancellare le tracce di quella sera. A quel punto fu pian piano rigettato dalla famiglia ed in particolare da Wilhelm, il che lo costrinse a vivere e morire solo e in semipovertà lontano dalla casa dove era cresciuto, nonostante fosse in Germania un intellettuale stimato e attento alle novità del periodo. Ferdinand scrisse in vita varie raccolte di fiabe, rappresentate in selezione nel volume. Le prime due raccolte sembrano caratterizzate da un tono sicuramente gradevole, ma forse troppo stringato e senza particolare gusto per la narrazione.
La selezione della terza raccolta si apre invece con forse una delle più belle fiabe mai scritte: “Il Signore del Castello”. Questa fiaba narra di due principi, animati da un bene reciproco talmente profondo da giurarsi di non separarsi mai, neppure in morte, e che quando uno dei due sarebbe morto, sarebbe tornato dall’altro a raccontargli il Paradiso. Un giorno uno dei due amici morì, e l’altro principe cadde in una disperazione talmente profonda da non bere, non mangiare e non dormire più. Il suo amico dunque, tenendo fede alla promessa data, a bordo di un cavallo bianco lo fece giungere in un palazzo bellissimo: la sua dimora ultraterrena. In compagnia del suo amico, il principe passò un tempo indefinito in quel luogo: quando tornò nel suo regno, scoprì che aveva passato lì 300 anni. Ormai anziano, il principe morì, e si ricongiunse per l’eternità in Paradiso col suo amico di sempre.
Data l’epoca, questa storia non è del tutto interpretabile come una allegoria dell’omosessualità del suo autore, ma è sicuramente una fiaba diversa e più moderna, che non racconta di fanciulle indifese e di principi azzurri, ma di sincera amicizia e forse amore senza distinzione di sesso e senza modelli di sterile mascolinità, e che meriterebbe risonanza almeno quanto le fiabe più note della cultura occidentale. Il volume si conclude poi con una gradevole selezione dalle carte postume permeata da un piacevole senso del mistero e dell’inquietante. In conclusione, questo volume, particolarmente curato, si conferma una delle uscite più interessanti dell’ultimo anno, per la portata delle sue idee e la riscoperta di un autore ormai antico, ma che respirò modernità, e per questo ingiustamente cancellato dalla nostra cultura.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...