
In questo periodo dell’anno, tra le strade di Portico di Caserta si rinnova una tradizione secolare: la festa di Sant’Antuono. Questa celebrazione, caratterizzata dai ritmi travolgenti dei Bottari e dalle sfilate dei carri, rappresenta un momento di profonda connessione tra passato e presente, coinvolgendo l’intera comunità locale. Per comprendere l’importanza e l’evoluzione di questa festa, abbiamo incontrato alcune figure chiave del territorio: il sindaco Giuseppe Oliviero; Luigi Piccirillo, presidente del consiglio comunale; e i carristi Gennaro Ventriglia e Gianbattista Vendemia del carro “I Ritmi e Tradizion”.
È interessante notare che esiste una sottile rivalità tra Portico di Caserta e la vicina Macerata Campania riguardo alla paternità della festa di Sant’Antuono. Questa disputa affonda le proprie radici nel periodo in cui entrambe le comunità facevano parte dell’antico comune di Casalba, unione amministrativa che ebbe vita breve, dal 1929 al 1946. Nonostante questa competizione, entrambe le città condividono una profonda devozione per la tradizione e contribuiscono a mantenerla viva. La festa di Sant’Antuono a Portico di Caserta è più di una semplice celebrazione; è un legame vivente tra passato e presente, un rito che unisce la comunità e la proietta verso il futuro, assicurando che le tradizioni continuino a risuonare a ritmo di pastellessa.
Sindaco Oliviero, cosa rappresenta la festa di Sant’Antuono per la comunità di Portico di Caserta?
«La festa di Sant’Antuono è l’anima della nostra comunità. È un momento in cui le generazioni si uniscono, condividendo tradizioni che affondano le radici nel tempo e nella terra, nelle tradizioni agricole che ci caratterizzano. Questa celebrazione non è solo un evento religioso, ma anche un’occasione per rafforzare l’identità culturale del nostro paese».
Come si sta evolvendo la festa per coinvolgere le nuove generazioni?
«Stiamo lavorando per rendere la festa sempre più inclusiva e attraente per i giovani ed anche per i turisti. Abbiamo introdotto laboratori didattici nelle scuole locali, dove i ragazzi possono apprendere le tecniche dei Bottari e la storia dei carri. Inoltre, utilizziamo i social media per promuovere l’evento, creando contenuti che possano catturare l’attenzione dei più giovani».
Quale strategia comunicativa state adottando per promuovere la festa?
«Abbiamo sviluppato una campagna integrata che combina tradizione e innovazione. Oltre ai canali tradizionali, stiamo sfruttando piattaforme digitali come Instagram, Facebook e TikTok per raggiungere un pubblico più ampio. Collaboriamo con media locali come radio e televisioni e creiamo contenuti multimediali che raccontano la storia e le emozioni della festa. Inoltre, abbiamo in cantiere un progetto per un documentario curato dal regista Toni D’Angelo».
Come risponde la comunità a queste iniziative?
«La risposta è stata molto positiva. I giovani sono entusiasti di vedere la loro cultura rappresentata in modi moderni, mentre gli anziani apprezzano gli sforzi per preservare e diffondere le tradizioni. Questo approccio ha rafforzato il senso di appartenenza e ha stimolato una partecipazione più attiva».
Cosa significa per voi essere carristi in questa festa?
«Per me – dice Gennaro – essere carrista è un onore e una responsabilità. È un modo per rendere omaggio ai nostri antenati e per trasmettere la passione per la nostra cultura alle future generazioni. Concordo – prosegue Gianbattista – Costruire e guidare il carro è un lavoro di squadra che richiede dedizione e amore per la tradizione. Ogni anno cerchiamo di innovare, mantenendo però intatta l’essenza della festa».
Come vedete il futuro della festa di Sant’Antuono?
«Sono fiducioso – risponde ancora Gennaro – Con il coinvolgimento crescente dei giovani e il supporto delle istituzioni, credo che la festa continuerà a prosperare, adattandosi ai tempi ma senza perdere la sua autenticità. Continuare a educare le nuove generazioni sull’importanza di questa tradizione è fondamentale ed anche quest’anno ci sono coinvolti oltre 700 ragazzi su 10 carri».
di Paolo Cutillo
È dicembre. L’atmosfera invernale ci avvia alle festività natalizie, ma per gli abitanti di Macerata Campania in provincia di Caserta questo periodo riserva anche un altro significato. L’eco del suono delle botti arriva fino ai comuni limitrofi. Affacciandomi al balcone di casa mia a Casapulla, riesco a percepirlo ancora più intensamente. Oltre ai festeggiamenti natalizi, si avviano i preparativi per una festa sentitissima che si terrà il mese successivo. A’ Festa ‘e Sant’Antuono è alle porte. I carristi cominciano ad allestire i carri, a provare le canzoni con gli strumenti tradizionali nei portoni del centro storico oppure nei campi coltivati.

Ricordo dei miei anni alle superiori dove avevo molti compagni di classe originari di Macerata Campania. Non era difficile essere richiamati dai nostri professori perché, anche in quel caso, tutto ritornava utile per imitare quei suoni e quei ritmi. Il muro battuto con la mano per imitare la botte, il banco usato come tino picchiettato con le nocche delle mani. Infine, il ferro delle gambe delle sedie colpiti con le penne per riprodurre il suono delle falci. Tutti strumenti provenienti dal mondo contadino che danno vita a poliritmie che ricalcano le origini contadine della comunità. Una musica – forse la più antica in Europa arrivata intatta ai giorni nostri – usata dai maceratesi per allontanare il male e sconfiggere il diavolo. Nata in epoca precristiana a Macerata Campania quando era un rione della Capua Antica, questa musica è diventata il tassello più rappresentativo della festa dedicata a Sant’Antonio Abate, la cui origine secondo la tradizione orale risale al XIII secolo. A’ Festa ‘e Sant’Antuono e la sfilata dei carri è una tradizione secolare. Purtroppo, molte delle tradizioni religiose e folcloristiche spesso si perdono per un mancato ricambio generazionale. Ma come è possibile allora che una tradizione così antica, venga alimentata ogni anno dalla passione di così tanti ragazzi pronti a portare avanti questa festa? Per rispondere a questa domanda, sono andato a scoprire questa festa nelle strade di Macerata Campania scoprendo la fede integerrima che alimenta questa tradizione da parte dei suoi abitanti.
A farmi da cicerone durante la sfilata della battuglie è Cristian Zaccariello di Futurart, una associazione culturale di Macerata che accoglie le diverse attitudini artistiche dei giovani (e non solo) del territorio. Insieme ci mettiamo a seguito della sfilata. Fa freddo, sono giorni di gennaio dove il vento non dà tregua, ma nonostante questo ci sono tantissime persone scese di casa per assistere alla sfilata. I carri sfilano tutti ordinati dalla polizia municipale, percorriamo le vie strette del centro storico e arriviamo in Piazza De Gasperi. Esplodono i fuochi d’artificio, dai balconi si affacciano i residenti. Sui carri troviamo persone di tutte le età, specialmente adolescenti e bambini. I più grandi hanno gli stessi occhi emozionati di quando anni fa erano loro a salire sui carri a suonare. Sul carro, per ingannare il freddo, è consuetudine lo “spaccio” di grosse scorte di sambuca da 3 cl. Per strada, si imitano i gesti e le movenze di quando devi colpire la botte con forza.
Per conoscere più da vicino come è realizzato un carro, Cristian mi porta fuori il centro storico per visitare un ritrovo dove si riuniscono dei carristi alle prese con gli allestimenti. In questo spazio all’aperto nascosto dalle mura delle case, c’è un grande bidone in lamiera in fiamme usato per riscaldarsi. Attorno ad esso, i carristi si ritrovano e mangiano qualcosa prima di salire sul carro per lavorare agli ultimi dettagli. Incontro Vittorio, carrista da ormai più di 20 anni. In passato faceva ‘o ferraro, esperienza che lo ha reso abilissimo a costruire un carro che infatti è costituito prevalentemente da ferro e da legno, poi adornato con le frasche e le canne di bambù: «La festa va avanti perché c’è ricambio generazionale mosso dalla fede che muove lo spirito e i sentimenti delle persone. Una fede immensa che si tramanda di generazione in generazione. Avevo 12 anni quando ho iniziato a stare appresso al carro e ogni anno insieme ai miei amici rinnoviamo questa tradizione: ci mettiamo all’opera già da dicembre e a gennaio ultimiamo i lavori per presenziare alla sfilata. Su questo carro, che si chiama “Vecchie Maniere”, siamo in trenta. Ogni carro racconta una storia, una tradizione o un messaggio familiare e di ricordo, e la preparazione di ciascuno di essi è il risultato di mesi di lavoro, passione e impegno da parte degli abitanti del comune».

Le canzoni popolari a cui è più affezionato sono “Nenna nè” – dove si descrive la vita lavorativa nei campi agricoli – “Il “Canto dei Sanfedisti”, uno dei canti più famosi a Macerata Campania, e “’A festa ‘e Sant’Antuono è n’alleria” ovvero il canto che riassume l’emozione dei giorni in cui si sfila per le strade del paese. Lo scopo è quello di infondere felicità e divertimento agli abitanti di Macerata. Vittorio mi racconta di come la botte serve da un punto di vista musicale a ricreare l’effetto di un subwoofer, colpito con forza da una ‘mazzafune’. Il tino invece è una botte tagliata in due dove la parte piana viene battuta ritmicamente dalle ‘mazzucchelle’. Le falci invece si suonano con un pezzo di ferro per riprodurre un tintinnio. Sul carro salgono dei bambini, in particolare Giovanni che avrà neanche dieci anni: «Per me stare su un carro significa riunirci insieme e mangiare… (ride, ndr). Quando è il periodo dei carri impazzisco di gioia!». Domando: «Ma è stato tuo padre a farti appassionare?» e lui: «No, no! I miei genitori neanche volevano. Li ho costretti io a portarmi su un carro!».
Giovanni Battista Di Matteo, Sindaco di Macerata Campania: «Io penso che gli elementi determinanti di questa tradizione siano il senso di amicizia e di appartenenza. Tutto questo aumento lo spirito di comunità. Tanti carristi fanno anche lavori manuali e a fine giornata sono provati dalla stanchezza. Magicamente però, in questo periodo di festa, questa stanchezza scompare solo con il pensare che, finita la giornata lavorativa, si debba andare al carro per realizzarlo. Si fa notte inoltrata senza accorgersene. Possiamo trovare anche maceratesi andati al nord per lavoro scendere al paese soltanto per partecipare a questa tradizione».
Lisa Ventriglia, consigliere comunale di Macerata Campania con deleghe agli Eventi: «Chi non è cresciuto e vive in questo territorio probabilmente ha difficoltà a capire la passione e i suoni che ruotano intorno a questa festività. Chi invece è di Macerata ha nel sangue questa tradizione e quei ritmi. Questa festa non riguarda solo gli uomini, ma anche le donne e le ragazzine. Anni fa abbiamo avuto anche un carro di sole donne e attualmente sono molte quelle che occupano posti sui carri insieme agli uomini».
Fabio Cipro, Assessore alla Cultura del Comune di Macerata Campania: «Con l’amministrazione comunale siamo uniti nel portare avanti il discorso iniziato anni fa per il riconoscimento della Festa di Sant’Antuono come patrimonio immateriale dell’UNESCO».
di Gianrenzo Orbassano
Ph. Alessandro Nardelli
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