
Con la cerimonia di chiusura nella storica Sala Grande del Lido, si è conclusa l’82ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Dopo giorni e giorni di puro cinema, i riflettori si sono spenti lasciando spazio alla consegna dei premi che hanno conquistato la giuria internazionale. Si conclude però un’edizione decisamente destinata ad entrare nella storia. E non solo per gli sfavillanti look da red carpet o per la qualità delle opere in concorso, ma soprattutto per il tono fortemente politico e sociale che l’ha attraversata. Dalla denuncia del conflitto in Palestina ai continui appelli alla pace, il Festival ha trasformato il red carpet in una vera e propria tribuna globale.
Father Mother Sister Brother, ultimo lavoro del regista statunitense Jim Jarmusch, si aggiudica il premio più ambito dell’intero evento. Leone d’Oro al suo film ad episodi che vede le interpretazioni di Tom Waits, Charlotte Rampling, Cate Blanchett e Vicky Krieps, in una narrazione che esplora la fragilità dei legami familiari. Durante il suo discorso, Jarmusch ha sottolineato l’importanza dell’arte (e quindi del cinema) come strumento sociale: «Non serve parlare esplicitamente di politica per esserlo. L’empatia è la chiave per affrontare i problemi del nostro tempo».
Ancora, a rappresentare il cinema italiano sul podio è stato invece Toni Servillo con la Coppa Volpi per la sua interpretazione nel film La Grazia di Paolo Sorrentino. Sul palco l’attore ha rivolto parole di vicinanza a chi sta cercando di portare aiuto in Palestina: «Esprimo la mia ammirazione per chi oggi ha deciso di mettersi in mare, raggiungere la Palestina e portare un segno di umanità in una terra in cui quotidianamente l’umanità è vilipesa». Nella sezione Orizzonti, premio per l’attore Giacomo Covi in Un anno di scuola e per la giovanissima Benedetta Porcaroli come miglior attrice per Il rapimento di Arabella.
Dalle manifestazioni ed i cortei pro-Palestina fino ai discorsi sul palco, l’intera edizione è stata attraversata da un forte coinvolgimento politico e sociale. Abbiamo visto infatti come gli stessi premiati abbiano colto l’occasione per riportare l’attenzione sul conflitto in Medio Oriente e dichiarare solidarietà alla causa palestinese. Non a caso, a rubare tutta la scena di questa edizione è stata senza ombra di dubbio la commovente e significativa assegnazione del Leone d’Argento a The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania.
Nella propria opera, la regista Kaouther Ben Hania ricostruisce la vicenda della piccola Hind Rajab. La bambina di sei anni uccisa insieme ai suoi cugini, zii e a due paramedici intervenuti in loro soccorso, dopo che la loro auto era stata colpita dal fuoco delle forze israeliane a Gaza City, nel gennaio 2024. Il film-documentario ha ricevuto una standing ovation di oltre 23 minuti, sancendo un vero e proprio record. Il premio è stato dedicato «alla Mezzaluna palestinese e a tutti quelli che rischiano la vita per salvare vite a Gaza. A quelli che cercano di ascoltare voci che non trovano risposta come quella di Hind. E a quelli che continueranno a farlo finché qualcuno non si prenderà responsabilità di quello che sta accadendo. Il cinema non ce la riporterà e non oscura le atrocità commesse, ma il cinema può conservare la sua voce. Grazie a tutti coloro che hanno sostenuto questo film. La storia di Hind è solo una tra quelle di migliaia di bambini che devono essere salvati».
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