
Una degustazione di pietanze tipiche della cucina indiana alle 13:30 ha preceduto un ricco programma di interventi e dibattiti inerenti alla storia della cultura indiana.
«Musica e danza in India – ha introdotto la Prof.ssa Stefania Cavaliere – sono connesse alle arti visive. Non è possibile conoscere l’arte senza queste».
Cavaliere ha insistito molto sulla trasversalità di queste due forme di espressione artistica.
La danza, infatti, è vissuta come una ‘trasposizione cinetica’, una sorta di ‘armonia cosmica’ che si sintetizza nella teoria estetica indiana del ‘rasa’; in questa avviene una codificazione degli stati emotivi e fisici che si fondono in un tutt’uno e danno origine alla danza e alla musica.
La gioia, l’orrore e la meraviglia sono traslitterati dal movimento del corpo, del viso e dei colori.
«In India il danzatore più bravo – ha chiosato Cavaliere – sposa la fluidità dei movimenti con il rispetto delle linee e delle regole».
Pertanto, l’arte rappresenta una forma di libertà ma sempre relativa al contesto del rispetto dell’altro e della divinità. Musica e danza viaggiano sullo stesso binario e sono collegate alla sfera religiosa.
Ma quali sono alcune divinità appartenenti al Pantheon indiano che influenzano la dimensione artistica? «Siva è il dio della distruzione – così Cavaliere – ed è rappresentato, nell’immaginario collettivo indiano, nell’atto di danzare. Il suo ritmo è in armonia con quello del cosmo, della vita, dell battito cardiaco». Il dio Siva nella danza, dunque, segue la dimensione ciclica della vita e della morte “e scaccia via il ‘vecchio sé’, cioè, il ‘sé ignorante’ “.
Lo Siva danzante è anche denominato “Nataraja” e rappresenta, per questo, il baricentro dell’arte e della politica nel mondo indiano.
Un’altra divinità cardine che ‘dirige’ i passi dell’universo della danza indiana è Krishna bambino. «Krishna è raffigurato come un bambino dispettoso – ha illustrato sempre Cavaliere – rapisce i cuori, seduce l’anima del devoto per congiungerlo a lui».
Un’altra divinità che influenza lo spirito artistico indiano è Ganesh, il dio dalla testa di elefante. Questi, aiuta a rimuovere gli ostacoli. A volte, paradossalmente, li impone pure. Ha un aspetto ridicolo ma è ingannevole e traduce nella sua immagine la contraddittorietà della vita.
Una figura femminile associata all’arte della musica e della danza è Saraswati, la dea della conoscenza e delle arti. «Questa dea possiede il suono armonico delle sfere – ha proseguito Cavaliere – è fonte di energia e di parole; Saraswati è rappresentata mentre suona la vina, uno strumento musicale che scandisce varie frequenze e vibra come il corpo umano».
In sintesi, lo scopo dell’arte nell’universo simbolico indiano è quello di allontanare i vari ‘rasa’ o stati emotivi negativi (come il disgusto, la compassione, la ripugnanza, l’orgoglio e la paura) e condurre l’uomo alla quiete, alla pace; dunque, a una condizione di beatitudine catartica.
Il Festival si è concluso con le performance musicali di un gruppo di musicisti Baul che con la loro “Melodia degli uccelli” hanno intrattenuto il pubblico con ritmi calzanti e picareschi.
di Sara Ramondino
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